I botti vietati

e l’esempio di Luca

I botti vietati e l’esempio di Luca

I divieti imposti per legge sono proclami di resa, mani alzate di fronte al nemico, la più clamorosa ammissione della sconfitta. Da qualsiasi parte la si voglia vedere: un padre costretto a minacciare castighi al figlio disobbidiente, un professore che ricorre alla nota sul registro per uno studente incapace di portare rispetto, un sindaco che ordina multe a chi si diletta a trasformare la notte di Capodanno in una Santa Barbara.

Sia chiaro, nessuna intenzione di mettere la croce sulle spalle del padre, del professore del sindaco. La sconfitta non è tanto o solo loro, ma appartiene a tutti noi, incapaci di insegnare e scegliere uno stile di vita non già perché fare altrimenti è proibito, ma semplicemente perché è giusto e rispettoso.

In queste ore, anche in provincia, si moltiplicano le ordinanze per limitare l’uso di botti e fuochi pirotecnici. Il primo ad attivarsi in questo senso è stato, diversi anni fa, Renato Viganò, primo cittadino di Mariano Comense. Poi via via ce ne sono stati altri. Da Cabiate sino a Cantù dove ci ha pensato qualche tempo fa Tiziana Sala e ora Claudio Bizzozero. L’intenzione, ovviamente, è quella di tutelare chi vuole riposare in santa pace ma anche di porre un argine a chi eccede mettendo a rischio innanzi tutto la propria incolumità. Tutto giusto, multe comprese (arrivano fino a 500 euro). Ma i controlli sono oggettivamente complicati e non è semplice fare un bilancio di questo genere di iniziative perché botti e petardi esplodono eccome, oggi quanto ieri, in Brianza come sul lago dove non c’è ancora un divieto simile. E del resto appare impensabile che le forze dell’ordine corrano dietro a sanzionare la massa di persone che nel periodo delle feste appare contagiata dal virus del festeggiare oltre ogni limite, anche oltre quello della ragionevolezza.

È sbagliato generalizzare: sul mercato esistono prodotti sicuri sa maneggiati da persone adulte. Il guaio è che spesso vengono malamente utilizzati da bambini o ragazzini. C’è una tendenza pericolosa ad andare sempre oltre. Oggi la miccetta, domani il petardi, l’anno prossimo magari la bomba carta fatta in casa.

Come tutti gli anni, con l’avvicinarsi della notte di San Silvestro, cresce la preoccupazione per i possibili incidenti. Simili a quello condiviso ieri sul quotidiano da Luca, 13 anni, che per festeggiare l’arrivo del 2010 si è ritrovato con tre dita in meno. La sua testimonianza dovrebbe essere una lettura obbligatoria. Tutti i genitori dovrebbero raccontarla ai loro figli (ma spesso è forse più verosimile che siano i figli a raccontarla a certi genitori). Luca racconta che era assieme a due amici, che ha raccolto un petardo inesploso, che ha acceso la miccia per sentire il botto, ma che l’esplosione è stata improvvisa.

Il racconto degli istanti successivi è angosciante: la perdita temporanea della vista, il fischio assordante nelle orecchie e fiotti di sangue dalla mano. Quindi, tornato a vedere, la prima immagine è stata quella delle dita straziate dal petardo. Un racconto, il suo, che vale mille lezioni di vita perché in fondo la chiave sta tutta qui, nell’educazione che trasmettiamo ai nostri figli, nel saper loro insegnare che si può far casino e festeggiare senza mettere a rischio la propria salute e che per i fuochi d’artificio, almeno a Como, basta affacciarsi sul primo bacino e godersi lo spettacolo.

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