I Genitori stressano  i figli studenti

I Genitori stressano

i figli studenti

Due studenti su cento, nella nostra città, cambiano scuola quando ormai sono arrivati all’ultimo anno. La percentuale può sembrare poco significativa ma è decisamente più alta della media italiana e rappresenta un segnale da non sottovalutare. La notizia preoccupa se letta insieme a un altro fenomeno di cui ci siamo occupati di recente: il gran numero di interventi effettuati dal 118 nelle aule degli istituti comaschi per soccorrere ragazzi alle prese con problemi legati all’ansia o veri e proprio attacchi di panico. Cosa sta succedendo agli alunni? Forse non è la domanda più corretta, sarebbe meglio chiedersi cosa sta succedendo ad alcuni genitori. Già, perché basta trascorrere qualche ora con gli studenti delle superiori - chi scrive l’ha fatto di recente, in un liceo - per rendersi conto che sono meglio di come li immaginiamo e li descriviamo.

Se l’idea di dover affrontare l’esame di maturità li terrorizza a tal punto da spingere qualcuno a cambiare strada quando è arrivato in quinta, vuol dire che questo momento di passaggio - simbolico ma non solo - non è stato “preparato” in modo corretto. Troppa la paura di fallire, di non essere all’altezza delle aspettative di mamma e papà, la vergogna di un voto basso. E quando persino una banale interrogazione o un compito in classe diventa fonte di stress e agitazione eccessiva, deve suonare davvero un campanello d’allarme.

Giusto pretendere risultati positivi e “tenere sulla corda” i ragazzi, ma l’impressione è che in qualche caso si esageri, magari scaricando sui figli la frustrazione per aver visto fallire i propri sogni.

Generazioni di studenti si sono cimentate con l’esame di maturità, generazioni di adulti lo ricordano e lo raccontano ancora, tutti l’abbiamo vissuto con un po’ di preoccupazione e (forse) una notte insonne. Solo per gli alunni di oggi la normale tensione positiva diventa angoscia.

E allora viene da pensare che siano i genitori i primi a doversi dare una calmata. In fondo quello previsto al termine del quinto anno è solo il primo di una lunga serie di esami che il ragazzino di oggi dovrà affrontare (gli esami non finiscono mai, non è un luogo comune). Viverlo nel modo giusto aiuterà a vivere con serietà ma senza eccessiva paura le altre prove.

Due note a margine. La prima: è altrettanto sbagliato, forse di più, l’atteggiamento opposto, la difesa a spada tratta del proprio “piccolo” da quei cattivoni dei professori, unici colpevoli. Una campana di vetro, insomma, non è la soluzione. Anzi.

Seconda nota: guai a pensare - qui ci rivolgiamo ai ragazzi - che cambiare al quinto anno significhi automaticamente trovare una scuola più “facile”. La realtà potrebbe essere molto diversa. E poi qualcuno pensa ancora che istituti tecnici o professionali siano meno impegnativi o meno nobili rispetto a un liceo?

Fine della predica, ultimo consiglio: affidatevi un po’ di più ai vostri insegnanti. Al netto di qualche eccezione, sapranno consigliarvi. Hanno aiutato tantissimi ragazzi - in passato - ad affrontare nel migliore dei modi questa prova, lo faranno anche con voi. Niente paura, e tra qualche anno ricorderete anche voi sorridendo, insieme ai vostri ex compagni di classe, quello che vi è successo all’esame di maturità.

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