I ladri ci sfidano

non possiamo arrenderci

La signora ha fatto l’unica cosa che le restava da fare. Ha appeso uno striscione fuori dalla sua abitazione: «In questa casa non c’è più niente da rubare». E l’ha fatto dopo l’ennesimo tentativo di furto subito. Ieri mattina migliaia di persone l’hanno potuto leggere, passando in macchina da quelle parti e nessuno, siamo convinti, sarà rimasto indifferente. Ormai non siamo più all’emergenza, ormai stiamo vivendo un vero e proprio saccheggio del territorio. Ogni giorno raccontiamo fatti di cronaca che riguardano singoli cittadini. La casistica è infinita, le storie da raccontare anche. E sono storie che, nella stragrande maggioranza dei casi, riguardano gente normale, gente che viene derubata del poco che possiede. Pensate che, fino a poco tempo fa, era raro che la gente mettesse in piazza i propri guai. Oggi sono i cittadini a chiamarci, a postare su Facebook o sugli altro social, a denunciare con tanto di nome e cognome, le proprie disavventure.

La casistica è infinita. Ormai i ladri colpiscono di notte ma anche in pieno giorno. Controllano il territorio, controllano i caseggiati. Agiscono spavaldi a volto scoperto, con la tracotanza di chi sa che, nella maggior parte dei casi, resterà impunito. Vieni colpito nella tua casa che è il luogo della tranquillità, degli affetti. Ti svegli di notte e ti trovi davanti all’improvviso degli estranei. Stai per uscire di casa e ti li trovi sull’uscio che armeggiano per entrare. Cammini per strada e magari ti trovi una pistola in faccia, Sali in macchina e ti spaccano il vetro per rubarti l’orologio. E poi c’è il capitolo più odioso, insopportabile, ingiustificabile: le truffe agli anziani, sempre più numerose e sempre più tracotanti. Si colpiscono i più deboli, i più indifesi.

In tutti i casi c’è un senso di pericolosa impotenza. Sarebbe stupido e ingiustificato prendersela con le forze dell’ordine. Fanno quello che possono e lo fanno bene, contando i mezzi di cui dispongono. Questa è un’emergenza che non riguarda un quartiere o un paese, ma riguarda tutto il nostro territorio. Ma quel senso di impotenza è comunque pericoloso perché è un’arma in più nelle mani dei malviventi. Lasciamo perdere la politica. Chi cavalca questa emergenza sperando in un maggiore consenso elettorale, non è degno di attenzione. E nemmeno chi specula invocando la legittima difesa, magari armati di pistola. Noi siamo migliori di chi colpisce la nostra vita.

Detto questo, qualcosa occorre fare. Viene in mente magari che le forze dell’ordine, invece che subire tagli, dovrebbero essere potenziate con investimenti importanti. Come si può pensare che una maggiore presenza del territorio si possa coniugare con una diminuzione degli uomini e con un depotenziamento delle loro strutture? Ma in attesa che la politica si accorga di quello che accadendo, invece che pensare al futuro che sarà, bisogna guardare con favore a tutte le iniziative che nascono dal basso. Spesso raccontiamo di cittadini che si organizzano in comitati di vicinato, che pattugliano le proprie strade, le proprie piazze, come deterrente. Raccogliendo segnalazioni, denunciando movimenti sospetti. E’ un modo civile di rispondere ad un saccheggio che colpisce i più deboli e i più indifesi. E’ un modo, per ciascuno, di sentirsi meno soli di fronte ad un pericolo che, purtroppo, riguarda tutti.

L’altro giorno abbiamo raccontato di tre donne che, non sentendosi più sicure in casa propria, hanno deciso di andarsene e di farsi ospitare da parenti. Non si può accettare che questo accada ancora, perché vorrebbe dire arrendersi. Fermare il saccheggio è un dovere di tutti. Dei cittadini, che già lo fanno e della politica che, per ora, tace.


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