I nostri soldi

non tappano le buche

In Trentino non c’è una buca nell’asfalto neanche a pagarla oro. Guidare tra i tornanti delle vallate del Sudtirolo, poi, è un autentico piacere. Sembra di scivolare su un tappeto di velluto. Altro che il gruviera comasco. Bello. Bravi. Bravi? Siamo sicuri che sia solo bravura? L’aritmetica ci dice di no, pur senza nulla togliere alle capacità e alla simpatia del popolo trentino.

Nulla di nuovo, sia chiaro, ma ogni tanto è utile ricordare il sistema di ripartizione delle imposte. Chi vive nelle Regioni (e nelle Province) a statuto speciale, infatti, può contare sul fatto che il 90% di quanto versa a tassazione resta sul territorio senza andarsene altrove. A Como questo non avviene. Anzi, accade che pure le imposte comunali che – lo dice l’aggettivo stesso – dovrebbero finire nelle casse del Comune e da questo essere utilizzate per le spese locali, in realtà prendano altre strade.

I giorni che coincidono con l’arrivo della tredicesima sono quelli in cui i comaschi – così come tutti gli italiani – sono chiamati a pagare la Tasi sulla prima casa e l’Imu su eventuali secondi immobili. Si calcola che Palazzo Cernezzi, proprio grazie alla Tasi, incassi circa 10 milioni di euro. Peccato che ciò che entra dalla porta esca dal portone, perché per via del cosiddetto fondo di solidarietà tra Comuni il capoluogo comasco finisce ogni anno per girare a Roma 11 milioni e mezzo raccolti proprio grazie alle tasse comunali. Un sistema che certo non aiuta a far quadrare i conti locali. Con 11 milioni e mezzo in più in cassa è lecito attendersi, ad esempio, maggiori investimenti sulla manutenzione delle strade, ma anche una più serena gestione (tanto per citare un tema caldo di queste settimane) delle mense scolastiche, senza l’ansia di dover a tutti i costi realizzare in fretta e furia un punto unico di cottura.

Ora il governo - stando alle promesse del premier Renzi - ha deciso che la rata della Tasi che va pagata entro dopodomani sarà l’ultima e che poi la tassa sulla prima casa sarà abolita. E ci sarebbe di che gioire, magari regalandosi un brindisi natalizio in più, se davvero fossimo sicuri di due aspetti. Il primo: che questo provvedimento corrisponda (ma ne dubitiamo) con la cancellazione anche dell’obbligo di contribuire al fondo di solidarietà. Il secondo: che la Tasi non finisca per risorgere dalle proprie ceneri come una novella fenice, così da ritrovarcela prima o poi sotto mentite spoglie (nel 2012 sulla prima casa si pagavano Imu e Tarsu, l’anno dopo la Tares rifiuti e la Tares dei servizi indivisibili quindi la Tari e la Tasi, nomi differenti con un denominatore comune: l’esborso da parte dei contribuenti).

La realtà è che, probabilmente, pagheremmo tutti più volentieri se potessimo toccare con mano - come avviene, ad esempio, in Trentino - l’effettiva utilità pubblica delle tasse anche nella gestione del territorio dove viviamo. Ma questo, al momento, non avviene. Ergo per cui attenti quando salite in auto per andare a pagare l’ultima Tasi: evitate le buche nell’asfalto.

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