I numeri dell’impresa  e la poesia di  Oscar

I numeri dell’impresa

e la poesia di Oscar

Oscar per il nome e premio Oscar per la simpatia a Farinetti che l’altra sera alla Festa delle Imprese organizzata da La Provincia ha incantato i comaschi. Tutti affascinati da questo imprenditore che un libro di qualche anno fa descrive come “il mercante di utopie”.

Con leggerezza ha dato una lezione di filosofia e di imprenditoria, di umanità e di marketing, di economia e di fantasia. Davanti a una splendida platea, costituita per la maggior parte da imprenditori, ha spiegato che nella vita come nell’avventura di un’impresa due cose sono fondamentali per riuscire e fare bene: i numeri e la poesia.

Per i numeri basta vedere il successo di Eataly, una società di livello internazionale. Per la poesia è sufficiente ricordare che Farinetti è l’adorabile colpevole della contaminazione tra questa e il marketing: fu lui a convincere il poeta Tonino Guerra a prestarsi per lo spot commerciale di successo, un autentico tormentone, ricordate: “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita”.

Numeri e poesia sono indispensabili per guidare un’azienda. Lo ha ribadito Farinetti quasi scusandosi con i colleghi imprenditori comaschi perché chi ha creato o ha la responsabilità di una società queste cose le sa e le vive tutti i giorni: non era sua intenzione, ha detto, insegnare ai gatti ad arrampicare.

A sua volta il creatore di Eataly è rimasto favorevolmente colpito dalla capacità, dalla passione, dall’impegno e dall’inventiva degli imprenditori comaschi. E ha voluto stringere la mano e complimentarsi con tutti i premiati da “La Provincia”.

Già, ma perché dare un riconoscimento agli imprenditori? Quali le ragioni di una iniziativa che vede questo giornale non dalla parte di chi racconta ma anche da quella di chi organizza un evento? Due fondamentalmente: combattere un pregiudizio e promuovere un valore. Il preconcetto è quello inveterato nella cultura e nella società italiana che vede nell’impresa e nell’imprenditore qualcosa di necessariamente negativo. Per bene che vada se qualcuno ha successo è perché è un furbo, se invece si pensa male, ed è la maggior parte delle volte, è perché ha truffato, corrotto, inquinato, evaso le tasse, sfruttato e ingannato.

Brutta gente gli imprenditori, verrebbe da dire seguendo l’opinione corrente. Poi scendi dall’autobus dell’ideologia, li incontri, ci parli, li vedi in azienda, cogli il loro impegno, i sacrifici, gli sforzi che fanno ogni giorno per mandare avanti la ditta, per trovare il lavoro per pagare gli stipendi dei dipendenti e le tasse. E allora capisci quanto sono bravi gli imprenditori. Quanto coraggio ci vuole per farlo. Ti accorgi che la stragrande maggioranza di loro è da ammirare, da indicare a esempio virtuoso alla comunità.

Se pratichi l’onestà intellettuale riconosci che se qualcuno di loro sbaglia è perché anche lì, come in tutte le categorie, c’è la mela marcia. Ma non si può generalizzare. Non si può dire come ha fatto Landini qualche settimana fa in tv che non si possono aiutare gli imprenditori perché poi i soldi li spendono con le amanti. Non è corretto. Perché simmetricamente non si può dire che tutti i sindacalisti trovano coop amiche che comprano i loro libri per centinaia di migliaia di euro. Distanza siderale, anche culturalmente, da chi ai contestatori che lo invitavano a non andare all’assemblea degli industriali, ma di andare a parlare con i lavoratori, ha risposto che si recava dagli imprenditori «perché loro sono i primi lavoratori».

I riconoscimenti de La Provincia sono andati a realtà eccellenti. Pensate a due numeri: la somma dei fatturati delle dieci società premiate nel 2015 fa tre miliardi di euro; e insieme hanno pagato ai dipendenti stipendi per 342 milioni di euro.

Un premio gli imprenditori lo meritano davvero. Quelli del nostro territorio ancora di più. Perché sono davvero bravi, sono capaci di grandi cose. Sanno creare lavoro e ricchezza, elementi indispensabili per il benessere di una comunità. Per questo bisogna mettere al centro le imprese e guardarle con rispetto. E, come ci insegna Farinetti, con sincera simpatia.


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