I politici che vivono
su un altro pianeta

I politici che vivono su un altro pianeta

Manco fossero su un altro pianeta rimasto immune dal virus, prima di concedersi le meritate (e in precedenza smentite) vacanze, i nostri politici di maggioranza si accapigliano su legge elettorale e referendum dedicato al taglio dei parlamentari. Tutti argomenti che sono all’ordine del giorno degli italiani: altro che Covid ed emergenza economica. Nei bar, a casa durante i pasti e sui mezzi pubblici (a distanza) non si parla altro che di proporzionale e problemi di rappresentanza. Ma ci facciano il piacere, per dirla con Totò. In questo modo Matteo Salvini che sta prendendo schiaffi da mesi, specie dai suoi, troverà un po’ di conforto proprio grazie ai suoi rivali Pd e M5S. Solo Renzi, che resta il più furbo di tutti, si è reso conto della piega degli eventi e per un attimo, ha ricordato che comunque bisogna pensare ai problemi reali del paese, poi si è rituffato nel dilemma se gli conviene di più tifare per il proporzionale o contro quest’ultimo.

Per carità, la legge elettorale è importante, la rappresentanza democratica deve essere garantita. Ma tanto poi comunque i politici se la girano a seconda dei vantaggi. Come quello di poter decidere nelle segreterie di partito, grazie all’elezione stabilita sulla base dell’ordine dei posti in lista, chi mandare a Roma e chi no. Certo, c’è chi fa le primarie che però non possono essere controllate come le elezioni vere. E poi ci sono i partiti che fanno calare i paracadutati (candidati residenti altrove) nei collegi considerati sicuri. E la volontà dell’elettore è mutilata anche di più. Perché il rappresentante che dovrebbe tutelare gli interessi del territorio che lo manda alla Camera o al Senato, si fa vedere qualche volta in campagna elettorale munito di regolare specchietto per le allodole e poi “ciao, mandace una cartolina”. Lo si sa bene anche da queste parti..

Questo per dire quanto possa interessare al lavoratore in cassa integrazione, piuttosto che all’imprenditore senza ordinativi o al commerciante con il giro d’affari dimezzato causa Covid con quale sistema lo faranno copartecipare alla scelta di suoi rappresentanti alle prossime elezioni politiche che neppure sono in vista. Eppure su questi sofismi sembra essere a rischio addirittura il governo. Non sui fondi promessi che faticano ad arrivare ai destinatari e neppure sul Mes o sulle altre misure per dare ossigeno all’economia. No, sul proporzionale e sul “sì” o sul “no” all’inutile referendum per il taglio dei parlamentari che già si sa come andrà a finire vista la demagogia che viaggia a duecento all’ora nel paese.

Nessuno pensa che il problema dei deputati e senatori non sia la quantità bensì la qualità sui cui ci sarebbe da discutere e parecchio. Magari tra gli stessi Cinque Stelle, artefici della legge per la cura dimagrante di Camera e Senato, sostenuta poi dal Pd in cambio della testa di Salvini ministro e al ribaltone di maggioranza dal governo “Giuseppi 1” a quello “Giuseppi 2”. Chiaro che adesso affiorino i mal di pancia, anche strumentali o autoreferenziali, due delle specialità della casa al Nazareno. Serve la qualità di chi deve rappresentarci, si diceva. Perché se scegli i candidati a colpi di bussolotti sia pure digitali, finisci per ritrovarti un Di Stefano sottosegretario agli Esteri che confonde la Libia con il Libano. “Manco le basi!!” come impreca Mario Brega davanti al Verdone prete che, nel film “Un sacco bello”, non ricorda davanti a chi Ponzio Pilato si fosse lavato le mani.

Se questa è la qualità dei parlamentari averne mille, cinquecento o nessuno cambia poco. E sulla questione dei risparmi si potrebbe tagliar corto dopo aver fatto il medesimo lavoro di forbici con gli emolumenti che restano spropositati anche in rapporto alle prestazioni offerte. Lì però nessuno obietta più, ci si limita ad incassare. Eh sì, è la demagogia bellezza. Con la quale però, a guisa dei famosi discorsi di Togliatti citati da De Gasperi nella cruciale campagna elettorale del 1948, “non si condisce la pastasciutta”. Quelli sì erano politici di cui c’era davvero bisogno. A prescindere dal numero.

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