I problemi di tutti
la cura di ciascuno

Tra le lezioni della crisi, che crisi non si vuole più chiamare, ce n’è una che si respirava profondamente ieri al lancio della nuova squadra di Unindustria Como.

I problemi degli altri ci appartengono. Tutti. Quello di un lavoratore per il titolare, e viceversa. Come quello di un imprenditore per il collega, anche di un altro settore. Il primo è in realtà un concetto già nel Dna di un mondo produttivo costituito per lo più da piccole realtà e quindi dove si vede scarsamente il confine tra chi lavora e chi è nella stanza dei bottoni. Per la semplice ragione che chi “comanda”, si trova più spesso, se non sempre, nella stessa officina, nello stesso reparto dei suoi operai. Li conosce, sa ciò di cui hanno bisogno, come premiarli, come non scoraggiarli. Gli anni difficili che però non riusciamo ancora a lasciarci alle spalle completamente hanno rafforzato questa empatia, questa solidarietà nella duplice direzione. Ci sono industriali che hanno attinto ai propri risparmi per avere la possibilità di far ripartire l’azienda nei momenti di difficoltà. E ci sono lavoratori che hanno stretto i denti, all’occasione anche deciso di rinunciare allo stipendio per quanto potevano.

Se l’economia e la comunità non hanno riportato ferite più profonde attraverso questo periodo drammatico, è proprio in virtù di una consapevolezza diffusa. Di questa convinzione che il problema dell’uno è anche dell’altro e bisogna farsene carico il più possibile.

È forse più rivoluzionario riscontrarlo tra gli stessi imprenditori. Il far e squadra di cui a volte è più facile parlare,sta diventando una realtà in maniera più radicata. Nelle reti di imprese, pur rare ancora, a Como. Nelle iniziative associative che cercano di unire, a partire dai giovani. E ieri nella sede di Unindustria è emerso questo impegno ancora, a parte del neo presidente Fabio Porro, seguendo gli sforzi del suo predecessore Francesco Verga: i differenti comparti produttivi possono unire le forze e scambiarsi esperienze in grado di irrobustire una ripresa ancora troppo fragile.

Ci sono dei mostri comuni (fisco, burocrazia e non soli), ci saranno anche delle strategie per domarli. E per non vedere solo in negativo, pure le opportunità possono essere colte e sfruttate con la medesima tattica.

Non si vanno a cercare mega ricette, rapide e di conseguenze spesso astratte: non se ne sono sentite ieri in via Raimondi. Fabio Porro, per mettere a fuoco le deleghe e le persone giuste, ha guardato dentro la realtà quotidiana e silenziosa delle imprese. A quei dipendenti che improvvisamente vanno in crisi - e non osano quasi dirlo al titolare - perché il bambino ha bisogno di cure e loro non ce la fanno. A quei 3mila ragazzini delle medie portati con pazienza dalle scuole alle aziende quest’anno, raccogliendo il loro stupore di fronte a spazi che si immaginavano ben diversi: «Ma qui è così bello!».

A quell’innovazione che è altra parola magica, ma va iniettata con concretezza in ogni luogo, perché sia alla portata di tutti.

I problemi, sono di tutti. La cura d’altro canto è comune ma non generica. Affidata a ciascuno, a quanto ha fatto nel suo lavoro in modo che possa condividere con gli altri una soluzione, risposta, un gesto che non scioglierà ogni nodo dalla sera alla mattina.

Riuscirà tuttavia ad allentarlo, giorno dopo giorno. E a far sentire meno soli.

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@MarilenaLualdi

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