Il brodino e il menu  che deve cambiare

Il brodino e il menu

che deve cambiare

Come prima, anzi in molti casi più di prima. L’avvio dei saldi a un ritmo sostenuto è un incoraggiamento in un 2015 che si colora di aspettative (trascinate in parte anche da Expo) ma che si porta dietro il grigiore dell’anno appena concluso.

Anno che - lo ricordiamo - aveva registrato un inizio carico di speranza, se non di euforia: quest’ultima sembra una parola bandita da un pezzo. Se poi il finale non ha confermato le aspettative, è chiaro come la prudenza degli imprenditori, in questo caso dei commercianti, sia d’obbligo più che mai.

Ma abbiamo bisogno sempre di sperare, di aggrapparci a qualcosa e allora invece di vedere il piatto mezzo (o più) vuoto, guardiamo a questo primo giorno di sconti e a ciò che può significare.

Il brodino - per dirlo con l’immagine culinaria usata dal presidente di Confcommercio Giansilvio Primavesi, che nell’anno dell’Esposizione annuale calza ancora di più a pennello - capace se non altro di curare dalla bronchite. Perché sul fatto che siamo ancora malati, non c’è dubbio. Si è tuttavia bravi a uscire di casa (per proseguire con le metafore) nonostante gli acciacchi, a mettersi in gioco, anzi a spingersi verso mete sempre più lontane, per difendere il made in Italy e i posti di lavoro che comporta.

Insomma, la medicina non si è ancora materializzata e i commercianti, come ogni imprenditore, si devono nutrire di un brodino rigenerante. Meglio del digiuno, ma non può diventare il menu fisso, quello in grado di dare nutrimento e tirare un po’ il fiato.

Anche le aziende con fatturati caratterizzati dal più e reduci persino da assunzioni non compiono salti di gioia: chi ce la fa, è appunto perché lotta, perché porta avanti tutte le ricette del caso, maturate sulla base dell’esperienza e dei sacrifici. Con l’effetto a cascata.

La gente accorre nei negozi di Como, perché ha più soldi in tasca? Chi li ha tirati fuori, probabilmente li aveva anche prima - come rilevano molti commercianti - ma ha fatto semplicemente i suoi conti. A Natale un gesto simbolico, che tanto a giorni arrivano gli sconti: quindi perché spendere di più, in un periodo che ha insegnato come le sorprese possano essere sempre in agguato? Da una nuova tassa, al rincaro delle tariffe, per non parlare della ditta dove ti sembra vada tutto bene e poi gli equilibri saltano per i mancati pagamenti (magari grazie allo Stato).

Anche un brodino è prezioso, quando si sta male. Non può diventare l’abitudine, appunto: se la bronchite passerà, bisogna anche avere le energie necessarie per esplorare le nuove strade che consentono all’economia di stare a galla: c’è tutto un mondo da conquistare, che si lascia anche affascinare. Ma per farlo, non è (più) possibile aspettare, bisogna muoversi e in fretta.

Vale per l’industria e l’artigianato, vale per il commercio. Soprattutto, se è vero che il menu va potenziato, lo chef che ha voce in capitolo, non deve farsi venire una bizzarra idea: addirittura impoverirlo.

Della serie: ma avete visto queste imprese come riescono a sopravvivere nonostante tutte le difficoltà? Andiamo a chiedere altri sacrifici, a loro e ai lavoratori. Sembra un’assurdità e lo è: peccato però che negli ultimi anni sia avvenuto con una certa costanza.

I saldi non guariranno l’economia lariana, ma certo cominciare con un dato positivo giova ai conti e al termometro della fiducia. Un piccolo segnale da assecondare e rafforzare, da parte della politica. Che dopo il brodino deve cercare di aiutare a mettere un po’ di carne sul piatto. Non a cimentarsi solo nello spennare i soliti polli.

m.lualdi@laprovincia.it

@MarilenaLualdi


© RIPRODUZIONE RISERVATA