Il caso ospedale  e Como Calimero

Il caso ospedale

e Como Calimero

«Che colpa ne ho se sono piccolo e nero?», si lamentava il vessatissimo pulcino Calimero in un Carosello che ricorderà chi ha passato gli anta. Ecco, anche Como ogni tanto sembra piccola e nera, (non in senso politico) poiché finisce per subire qualcosa che, se rapportato ad altre realtà evidentemente più corpose e immacolate, si fa fatica a non definire sopruso.

L’esempio del nuovo ospedale Sant’Anna non è un’eccezione. Anzi, forse è la prova più schiacciante della teoria Calimero.

Certo, la Regione lo ha realizzato per i comaschi, ha tirato su una struttura adeguata alle esigenze sanitarie di quest’epoca (al netto delle ricadute della crisi). È un centro di cura funzionale ,efficiente e attrezzato. E allora di cosa vi lamentate? Del fatto appunto che noi calimeri comaschi una buona parte di questo bel dono ce lo dobbiamo pagare. In particolare i benefattori che hanno donato le loro proprietà all’ospedale. Le stesse che la Regione, attraverso la sua società Infrastrutture lombarde, ha messo in vendita.

Potrebbe sembrare una cosa normale se non fosse che altrove gli ospedali sono sorti esclusivamente o quasi con i finanziamenti pubblici. Forse perché quei territori, dal punto di vista politico, contano più di Calimero. Buon per loro e per quei cittadini che hanno saputo selezionare dei rappresentanti con gli attributi e capaci di farsi valere? Boh. Comunque sono dati di fatto. Come lo è il patrimonio del Sant’Anna che si dissolve e magari si sarebbe potuto sacrificare un domani per apportare migliorie all’ospedale.

Ma quando uno nasce Calimero... O magari lo diventa. Perché nella storia del nuovo Sant’Anna non r solo l’amara beffa delle donazioni vendute. A monte c’è anche la scelta dell’area, non proprio del tutto condivisa a livello locale, che ha portato il principale centro sanitario della provincia e della città fuori da quest’ultima. E poiché, anche se il colossale edificio tocca più Comuni tra cui c’è Como, ma il parcheggio si trova nel territorio di San Fermo, è quest’ultimo centro a beneficiare dei sontuosi guadagni di una sosta con tariffe non certo a buon mercato.

Ecco perché appena varcato il confine tra il capoluogo e il paese che sta per unirsi a Cavallasca si passa dalle strade groviera a un effetto “svizzera”, asfalti su cui pare sia stata posata la moquette. Insomma Como paga l’ospedale con i lasciti dei suoi benefattori e San Fermo si arricchisce. Persino con il piccolo e naturalmente (vista la sua storia) battagliero Comune ne usciamo da calimeri. E pensare che ci sarebbe stata anche l’occasione di tenercelo tutto in città il nostro ospedale. I fondi pubblici iniziali per realizzarlo, infatti, facevano parte di un progetto che si chiamava Osare e prevedeva di costruire in via Napoleona, dove c’era il vecchio Sant’Anna, quello nuovo. Ma alcune manovre politiche, celandosi dietro l’opinabile impossibilità di un cantiere installato in un ospedale attivo, vanificarono tutto, avviando l’iter che si è concluso con la scelta dei terreni fuori città e su cui è nato il Sant’Anna due.

Via Napoleona, peraltro, visto che non ci facciamo mai mancare nulla, si trova ora e da anni nell’incertezza più assoluta. Il progetto della cittadella sanitaria, sulla carta, è ancora in piedi. Come lo è stato, per anni, tanto per fare un esempio di attualità anche quello del secondo lotto della tangenziale di Como, finché un bel giorno, a Milano qualcuno ha deciso che era troppo caro. Per la città calimera. Bene ha fatto perciò l’assessore all’Urbanistica, Lorenzo Spallino, a rammentare alla Regione i suoi impegni sull’area di via Napoleona. Non si può venire solo a prendere.

Perché nel Carosello di Calimero alla fine si scopre che il pulcino non è nero ,ma solo sporco.Morale: non ci vuole poi molto per cambiare “status” e ripulire la propria immagine. Ma è la politica che deve trovare il detersivo adatto.

f.angelini@laprovincia.it

@angelini_f


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