Il divieto del burkini

e il senso del ridicolo

L’estate è la stagione preferita dai politici cervelloni. Di solito svettano i nostri pittoreschi statisti alle vongole, capaci di sproloquiare qualsiasi castroneria pur di guadagnarsi un titolo in prima pagina. Ma quest’anno, bisogna ammetterlo, all’estero ci hanno dato la biada.

Nei giorni scorsi, il primo ministro francese Valls, dopo un passaggio in fiaschetteria, ha messo al bando l’uso del burkini - inutile spiegare cosa sia, non si parla d’altro -, reo di degradare il corpo e la dignità delle donne, di rappresentare un pericolo per la sicurezza dei bagnanti e, soprattutto, di essere incompatibile con i valori della Francia e di costituire un attacco alla laicità dello Stato. Sotto il burkini, infatti, coverebbe un progetto di egemonia culturale dell’Islam fondamentalista. Tutto vero. Naturalmente è seguito dibattito, che, archiviando nelle pagine interne quisquilie come le stragi di migranti, la guerra civile-religiosa in Libia, Iraq e Siria e la crisi economica, ha regalato momenti indimenticabili di riflessione.

E tutti lì a pensare, a ponzare, a bollare e, insomma, sacrosanta decisione, ma come è possibile e a che punto siamo arrivati e dove andremo a finire e tornatevene a casa vostra e che infamia, che attacco intollerabile ai principi della modernità e dobbiamo proteggere i capisaldi della rivoluzione francese e stringiamoci a coorte a difesa, come direbbe l’Arrigo Sacchi di Crozza, della libertè, della egalitè, della fraternitè, della guerra di liberazione, della rivoluzione copernicana, dei diritti fondamentali dell’uomo e bla bla bla. Un delirio di avverbi e aggettivi e superlativi ai quali ha donato un tocco di grottesco la testimonianza di qualche residuato bellico della rivoluzione (?) femminista, sbrinata per l’occasione dal freezer del garage, che ha pontificato che lei non parla a caso, perché lei ha provato a metterselo il burkini, e sapesse quanto è scomodo, signora mia, e fastidioso e accaldante e soffocante e quindi vietarlo è cosa buona e giusta e soprattutto di sinistra, anche perché se non è provato che venga imposto alle donne dai mariti autoritari, di certo è molto probabile. Anche qui tutto vero. Visto che forse il marito lo impone, allora di sicuro lo Stato deve imporre di non metterlo.

E ci sarebbe da ridere, anzi da sghignazzare. Se invece, a pensarci bene, c’è solo da piangere a vedere la sedicente civiltà occidentale ridotta alla canna del gas. Secoli di storia di emancipazione e battaglie civili per arrivare a farsi dire da un ministero come ci si deve vestire? Siamo arrivati alla legislazione abbigliamentaria? Alla decretazione tessile? Al pensiero unico del taglio e cucito? E chi lo decide cosa va bene e cosa no? Lo Stato etico del Pensiero Unico? Il simposio degli Unti e degli Eletti? Il Comitato di salute pubblica dei codini e dei benpensanti? La confraternita dei doppiomoralisti un tanto al chilo? E dov’è il limite? Dove il discrimine? Che differenza c’è tra una donna che si mette il burkini e una che si copre con un caftano perché fa tendenza - quanto abbiamo celebrato quelli della Marzotto? - o perché ha la pelle chiara?

Ora, a parte il fatto che con il trionfo di panze, sederoni, cosce ballonzolanti, trippe, gambotte adipocite, tatuaggi slabbrati e ossi nel naso che si vede sul bagnasciuga forse il burkini integrale rappresenterebbe un segno di decenza, l’unico vincolo condivisibile è quello che vieta di coprirsi il volto. Tutti dobbiamo essere riconoscibili. Il resto non esiste. Perché se passa la regola del burkini, cari miei, allora passa tutto. Bisognerebbe capire come comportarsi nel caso in cui, in piena libertà, uomini e donne decidessero di abbandonare la tenuta da spiaggia per passare - chessò? - ad abbigliamenti carnevalizi e presentarsi ai Bagni Piero vestiti da Balanzone, Brighella, Gianduja o Arlecchino, maschere che affondano le loro radici nelle più salda cultura popolare occidentale e quindi quanto di più lontano dall’idolatria islamista. Che si fa? Si multa Colombina? Oppure, affermazione della filosofia muscolare degli americani, si andasse in Riviera mascherati da Thor, Spiderman, Superman, Batman, la Torcia umana o la Cosa. Sono temi centrali, mica pizza e fichi, che però mancano nella riflessione di Valls e che, curiosamente, anche il nostro ministro degli Interni non ha toccato. Forse perché nella nostra repubblica delle banane quello di tolleranza è un concetto estensibile all’infinito e quindi si può star certi che si chiuderebbe un occhio nel caso che alcune connazionali decidessero di abbandonare il costume intero per accomodarsi sotto l’ombrellone nelle vesti della poliziotta, dell’infermiera, della scolaretta, della nipotina e financo della dominatrice...

Resterebbe infine da risolvere il problema dei lupi solitari, notoriamente i casi più pericolosi. Come comportarsi con chi voglia farsi una nuotata indossando un cappotto di astrakan o la divisa da reduce di Amba Alagi o il corredo del Pagliaccio Baraldi o il gessato di Moggi o il saio di frate Tac o il gilet di Napo Orso Capo? Che faranno in questi casi Valls e Alfano? Si convoca una Bicamerale, si delega la pratica alle cosce della Boschi, si chiede una consulenza a Di Battista?

Che pena. Che vergogna. Che liberali da strapazzo, da terrazza, da passeggio. Che occidentali da osteria, da bianco sporco, da comizio in canottiera. Farisei. Filistei. Tromboni. Bacchettoni. Sepolcri imbiancati. È questo ciò che rimane del tanto decantato occidente? Uno Stato etico-ridicolo che vuole imporci cosa indossare? Non si vieta niente a nessuno e a nessuno deve essere impedito di andare a fare il bagno come crede. Burkini compreso. Dovremmo tutti quanti ribellarci a questo penoso grande fratello poliziottesco che invece di difenderci dai terroristi e affrontare la tragedia dei migranti perde tempo in divieti cialtroneschi e inapplicabili.

E quindi, nel suo piccolo, oggi l’autore di questo pezzo si presenterà per un tuffo dagli scogli di Arenzano vestito da Pulcinella - maschera molto affine alla sua personalità - piroettando un mandolino in una mano e una pizza quattro stagioni nell’altra. E vediamo chi avrà il becco di sanzionarlo. Buon burkini a tutti.


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