Il lago e la vera colpa

dei politici

Il dibattito di questi giorni sul nostro lago “ibernato” rappresenta, senza volerlo, una perentoria delegittimazione delle istituzioni locali che suona, invero, beffarda per un territorio che, per anni, ha fatto dell’affermazione autonomistica il proprio orgoglioso vessillo.

C’é, pertanto, qualcosa di strano, di irrituale e incomprensibile in questa sorta di “preghiera” che l’intera comunità, grazie alla iniziativa del nostro giornale, sta celebrando in queste settimane.

Questa orazione collettiva induce a prendere atto che, in questo piccolo Mose di Como, tutti gli attori della politica locale sono stati esautorati e annichiliti dall’evidenza, squassante e inconfutabile, di una colossale incapacità che, col tempo, è sfociata in una sconsolante impotenza. Nulla di più struggente, per i consociati di una democrazia, prendere atto del tradimento dei propri rappresentanti!

Diciamolo chiaramente: stiamo assistendo, inopinatamente, ad una vera rivolta civile, ad un’autentica ribellione morale di una intera comunità nei confronti del ceto politico che l’ha infaustamente rappresentata in questi anni. C’é, in questa ribellione civile e composta, un risvolto metafisico che ha finanche il sapore della religiosità.

Potrà apparire retorico ma la politica, stavolta, ha commesso l’errore di essere andata oltre il lecito: ha violato la sacralità del Lago, ne ha vilipeso la sontuosa magnificenza. C’é una mistica del lago che non può tollerare profanazioni. La Politica, avvezza ad esercitare l’abuso e l’arbitrio, stavolta ha osato ciò che non avrebbe mai dovuto. Per il comasco, il lago non é solo un’icona ma è un elemento identitario: é la quintessenza dell’Essere comasco. Como non é una qualsiasi città che ospita un lago: Como é il lago. La grave colpa della politica risiede, costitutivamente, nei suoi stessi limiti: non é in grado di penetrare la spiritualità di una comunità, di interpretarne la sfera emozionale, di capirne i bisogni di “proiezione” nelle grandi categorie dell’Essere. Il lago ha una sua trascendenza che si identifica in un valore assoluto: la Bellezza. Etica ed estetica si confondono e si sovrappongono: la Bellezza abita in un cielo proprio le cui altitudini regalano l’estasi della contemplazione. La magia del Lago coincide esattamente con il sortilegio del disvelamento della Bellezza.

I nostri politici non lo hanno capito ma vanno scusati. Sono comuni mortali ai quali resta misterioso e inaccessibile il luogo in cui sorge il richiamo della Bellezza. Quel luogo é “atopos” perché esiste ma é indefinito e impenetrabile, ubiquo e inafferrabile: é l’anima dell’uomo. Come suggerisce lo scrittore Antonie de Saint-Exupéry al suo Piccolo principe, la Bellezza «non si vede che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». Troppo complicato perché i politici potessero comprenderlo: per questo vanno perdonati.


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