Il lungolago immobile

chiede un segnale

Dopo la prima domenica ufficiale di primavera, con il nuovo Chilometro della conoscenza aperto e il cielo di Como che offriva il suo lato migliore alle migliaia di gitanti e turisti, la domanda che si staranno ponendo albergatori, commercianti e operatori del settore somiglia a una canzone in cui Bruno Lauzi si diceva certo, per scaramanzia, del ripensamento di una sua ex: “ritornerai”. Già, torneranno tutti coloro che si sono ritrovati un’altra volta con il lago parzialmente oscurato dal solito ei fu siccome immobile cantiere? O forse preferiranno altre mete, specchi d’acqua più fruibili del nostro che l’8 gennaio scorso ha celebrato, si fa dire, l’ottavo anno di separazione di fatto dalla città, non fosse per il tratto di passeggiata realizzata dagli Amici di Como che però non sarà eterna?

Anche a Como non resta che sperare nella scaramanzia del cantautore genovese a augurarsi che i turisti si sentano soli nella loro libertà di scegliere un altro luogo in cui trascorre weekend e vacanze. E nel frattempo però, darsi una mossa.

Dalle ultime tegole della frana che ha accompagnato la vita di quest’opera, le paratie, utile come un tir di frigoriferi diretto al polo Nord visto che il livello del lago è tale da far cedere le sponde lungo la statale Regina, cioè la bocciatura da parte dell’Autorità Anticorruzione della variante al progetto proposta dal Comune e alla contestuale inchiesta della procura sono passati ormai tre mesi. Nel frattempo il sindaco Lucini ha rilanciato con una modifica all’ipotesi iniziale e ottenuto da Raffaele Cantone, numero uno dell’Autorità un informale incoraggiamento. Ma intanto il verdetto ufficiale si fa ancora attendere, la bella stagione avanza, il cantiere neppure di un millimetro. Se qualcuno si sta dando da fare, anche nelle segrete stanze della capitale, non è dato sapere. Si batta un colpo per favore, magari alla porta dell’Anticorruzione con il cappello in mano.

Da quasi due settimane, oltretutto, il cantiere è orfano dei suoi padri e patrigni che dir si voglia, dopo che i tecnici Antonio Ferro, responsabile dell’opera e Pietro Gilardoni, direttore dei lavori hanno salutato più o meno loro sponte la compagnia e ancora attendono di essere sostituiti. C’è da immaginare che non vi sia la coda davanti all’ufficio del sindaco Lucini di aspiranti grattarogna di una rogna oltremodo rognosa, si perdoni il gioco di parole. Ma anche qui diamoci una mossa. Più tempo passa, più si affievola anche la certezza del “ritornerai” lauziano.

Il primo cittadino di Como si è lamentato più volte, e non a torto, di quanti stanno usando il Comune e di conseguenza la città, in primis a suo far capire, l’amministrazione provinciale, tutelarsi dai rischi. Però purtroppo il primo attore della compagnia di giro che sta attorno al cantiere e lui. E poiché dalla Regione non sembra trapelare entusiasmo all’idea di caricarsi sulle spalle la gigantesca patata bollente, è meglio prenderne atto e anche qui darsi una mossa. Magari sta accadendo. Il problema che non si vede e non lo notano neppure coloro che tornano a Como e dicono: “No, ancora il cantiere sul lago!”.

Il “ritornerai” poi risuona anche nelle orecchie di Lucini e del suo entourage politico. Al di là delle contingenze e dei rumors di questi tempi sulla sua ricandidatura, infatti, un cantiere del lungolago ancora impaludato tra un anno, quando la città tornerà al voto, renderebbe l’elezione un’impresa al limite del sovrannaturale. Perfino Lauzi comporrebbe un’altra canzone.


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