Il massimo Lario e la lezione di Mantova

Il massimo Lario e la lezione di Mantova

Tra le tante reazioni che si possono avere davanti alla sconfitta subita da Como nella corsa a capitale della cultura, se ne consiglia una che forse non avete ancora preso in considerazione: (ri)leggere alcuni versi dell’autore mantovano per eccellenza, Publio Virgilio Marone. Quelli in cui, nel secondo libro delle “Georgiche”, esalta i pregi dell’Italia, con la quale a suo parere nessun altro paese al mondo può gareggiare in bellezza: ricorda i fiumi che lambiscono mura antiche, il mare che la bagna tutt’intorno e, tra i tanti laghi, “te, Lari maxime”...

Non prendetela, però, solo come una lettura consolatoria. Virgilio, a leggerlo in controluce, ci dice molto di più: ci è stato dato “il massimo” della bellezza naturale, ma - basta buttare un occhio al lungolago per rendersene conto - non abbiamo ancora fatto il massimo per valorizzarla. O, forse, lo abbiamo cominciato a fare da troppo poco tempo.

Da ogni sconfitta si deve imparare, se si vuole crescere. E la lezione di Mantova può essere molto utile a Como che, in quanto a città della cultura, intesa non semplicemente come patrimonio paesaggistico-architettonico, ma come sistema che a partire da questo crea impresa e indotto, è giovanissima. Una adolescente, che deve decidere cosa fare del proprio futuro e a volte è colta da slanci improvvisi, cui seguono repentini ripensamenti. Si veda la decisione di inserire l’ex Casa del fascio nel primo dossier per la corsa a Capitale, scommettendo sulla volontà di renderla finalmente fruibile ai visitatori di tutto il mondo, per poi stralciarla per sopravvenuta consapevolezza dei propri limiti dal fascicolo definitivo, sulla base del quale il ministero ha scelto ieri la “reginetta” 2016 e a gennaio individuerà quella del 2017.

Mentre a Como si parla da anni - anzi, decenni - di valorizzare i monumenti razionalisti e le rive lacustri, chiedendo anche il riconoscimento di quelli e/o di queste come patrimonio dell’Unesco, Mantova nel 2008 è stata ufficialmente inclusa, assieme a Sabbioneta, tra i patrimoni dell’umanità, in quanto «eccezionale testimonianza di realizzazioni urbane, architettoniche ed artistiche rinascimentali».

Il confronto con il Festivaletteratura lo abbiamo già fatto troppe volte. A ripeterlo ancora, più che uno stimolo a fare meglio, rischia di diventare un motivo di depressione. Meglio passare all’azione e “rubare” una volta per tutte le buone idee e le buone pratiche di quella rassegna, partita solo due anni prima di ParoLario: avere dietro una città coesa, dalle istituzioni ai volontari (a Como non ha resistito nemmeno l’intesa con la Fiera del libro), presupposto indispensabile per raccogliere un milione di euro di finanziamenti (ParoLario non arriva a un decimo), creare un indotto cinque volte superiore, realizzare 354 incontri in 5 giorni (quanti tutti gli operatori culturali comaschi sono riusciti a mettere insieme quest’anno nel programma semestrale “Il canto della terra”) e alla fine dare l’appuntamento all’anno successivo, con date e luoghi già sicuri.

Hanno detto bene Mauro Frangi e Salvatore Amura della Fondazione Volta, i timonieri della barca su cui, finalmente, sono saliti tutti, o quasi, gli operatori culturali cittadini e, seppur per ora in scompartimenti diversi, anche quelli economici: la corsa a capitale della cultura è stata un’occasione per fare sistema, anche tra il capoluogo e i comuni limitrofi e strategici di Cernobbio e Brunate, dare un’accelerazione, mettere a fuoco gli obiettivi. Oggi è chiaro che abbiamo ancora tanta strada da fare, ma anche che siamo su quella giusta. Cerchiamo di evitare le sbandate e le inversioni a u che hanno messo a repentaglio un altro grande progetto di Como futura, quello della città universitaria (il San Martino senza campus a 29 anni di distanza dal primo progetto è un monito più nascosto, ma non meno agghiacciante, della staccionata sul lungolago).

Essendo più che improbabile che la corona di Capitale della cultura cada per due anni consecutivi sulla stessa regione, possiamo metterci l’animo in pace anche per il 2017, accantonare le iperboli del marketing territoriale legate al clima da competizione e concentrarci sui contenuti.

Dopo la lunga estate (da maggio a ottobre) di impegno e successi che non vanno dimenticati(dai festival della luce, della poesia, dello swing, della musica e del cinema fino al Premio Merini e all’inaugurazione di The Life Electric) è però concesso anche un attimo di svago, come agli studenti che hanno studiato come matti senza però ottenere il voto che sognavano. Andate al cinema: tra qualche giorno esce il nuovo “007” e potrete ammirare ancora una volta le rive del lago di Como. Sono state, però, inserite al computer nelle scene girate in Croazia, perché noi non siamo risultati abbastanza accoglienti (e convenienti). La storia della settima arte, dai Lumière a Lucas, conferma che il Lario è “‘il massimo”, ma ancora non siamo riusciti a capitalizzare tanta bellezza. E anche in questo Mantova è un buon esempio, come sa chi ha visto il Rigoletto ripreso da Marco Bellocchio nei luoghi originali del libretto dell’opera verdiana, da Palazzo Te al Ducale, con un cast di stelle della lirica, la diretta Rai in mondovisione nel 2010 e la riedizione cinematografica in hd lo scorso maggio.


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