Il tempo passa  l’emergenza resta

Il tempo passa

l’emergenza resta

Wikiquote (la moderna antologia di aforismi) alla voce blocco del traffico come strumento per contrastare lo smog potrebbe riportare frasi di questo tenore: «Non è la soluzione, ma serve per far capire ai cittadini che l’auto è un mezzo che si deve usare solo per necessità e che a questa esistono alternative» Oppure quest’altro: «Per sconfiggere l’inquinamento servono interventi strutturali, questi provvedimenti sono utili nel breve periodo e hanno l’obiettivo di ricordare ai cittadini che l’inquinamento dell’aria è un problema serio, con il quale, purtroppo, dovremo convivere per i prossimi dieci anni almeno». Frasi che potrebbero essere state pronunciate poche ore fa, e che invece risalgono esattamente a dieci anni or sono. Il primo a parlare è l’attuale assessore all’Ambiente, Bruno Magatti, all’epoca all’opposizione Il secondo è l’ex sindaco Stefano Bruni. Dieci anni. E nulla è cambiato. Il tempo passa e la politica è ancora qui ad arrovellarsi su come far fronte ai capricci del meteo, che quando tra autunno e inverno regala lunghi periodi di siccità causa l’immancabile incremento dei livelli di inquinamento nell’aria.E, con loro, gli altrettanto immancabili provvedimenti tampone nonché i soliti buoni propositi sugli interventi che «devono essere veramente strutturali» e che «non basta bloccare il traffico» e che «non servono a nulla le targhe alterne».

Se la storia è impietosa con gli uomini in generale, lo è ancor di più con politici e amministratori. Perché volendo divertirsi a scavare nel passato, si scopre che i primi provvedimenti legati al blocco del traffico in Lombardia risalgono a venticinque anni fa, e che a Como si iniziò a parlare di targhe alterne nel 1993. Sotto Natale, con lo shopping che incalza e con una crisi da lasciarsi definitivamente alle spalle, era facile prevedere che nessun amministratore avrebbe osato adottare provvedimenti drastici. E forse è giusto così. Perché il coraggio, quello vero, non lo si misura con una decisione presa in emergenza, ma con un progetto a lunga scadenza finalmente rivoluzionario. Di quelli che affollano i tavoli degli esperti all’estero, ma che qui in Italia latitano. La verità è che se da un lato noi tutti non abbiamo nel Dna quella predisposizione genetica a preferire il mezzo pubblico a quello privato, dall’altro è anche vero che - salvo casi eccezionali - non esiste alcuna alternativa valida all’automobile. Alternativa che imporrebbe scelte costose (nell’immediato), coraggiose (perché andrebbero a scontrarsi con il Dna capriccioso di noi automobilisti impenitenti) e un pizzico visionaria. E, soprattutto, costringerebbe gli amministratori a uscire dal proprio territorio per poter studiare una strategia a più largo respiro con altri politici.

La giunta Lucini ha dimostrato che il tema di una mobilità meno inquinante e più “dolce” è nelle sue corde. Esempi sono l’allargamento della zona a traffico limitato, l’introduzione del bike sharing, lo studio di fattibilità commissionato per valutare la possibile chiusura del lungolago. Tutti provvedimenti che potrebbero aiutare la convalle, ma che hanno il grosso limite di non pensare in grande. Di non valutare le conseguenze per chi abita fuori dal centro o per chi vive nei paesi di cintura. E così, come in un gioco dell'oca truccato dove a ogni tiro di dado ci si ritrova a tornare al via, eccoci di nuovo a parlare di limitazioni al traffico e di riscaldamenti da abbassare.

C’è una consolazione, in tutto questo. Prima o poi il tempo cambierà. La pioggia tornerà o il vento si alzerà di nuovo. E i livelli di inquinamento torneranno a scendere. Passato lo smog, gabbato lo Santo. Fino alla prossima emergenza. Appuntamento su queste colonne, tra dieci anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA