Il Titanic paratie  affonda nel silenzio

Il Titanic paratie

affonda nel silenzio

“E quel che è peggio è che è tutto vero” canta Fossati nella meravigliosa “La costruzione di un amore”. Sul cantiere in riva al lago di amore non c’è traccia e per le costruzioni meglio ripassare un’altra volta, ma la chiosa vale lo stesso. Perché se dopo aver letto l’articolo di Michele Sada sull’ennesimo pasticcio paratie (a pagina 17 dell’edizione in edicola mercoledì 28 settembre) sarete tentati di pensare a uno scherzo di cattivo gusto, sappiatelo fin d’ora: non lo è. L’unica cosa depurata da ogni parvenza di verità sono invece le promesse che i comaschi si sono sentiti fare da Comune e Regione, che a vederli sembrano l’orchestra del Titanic che accorda violini mentre il lungolago affonda. In sintesi: a marzo (sei mesi fa) Ferro e Gilardoni lasciano i rispettivi incarichi di responsabile del procedimento paratie e di direttore ai lavori. Dopo mesi di stallo Regione e Comune, spinti a darsi una mossa dal Governo che nel frattempo si è accorto dello scandalo paratie anche grazie alle decine di migliaia di comaschi che hanno partecipato alla campagna “rivogliamo il nostro lago” firmando le cartoline inviate a Roma, finalmente si accordano su una via d’uscita per far ripartire il maledetto cantiere. Il primo passo, il più urgente ma anche - se vogliamo - il più semplice, è trovare un nuovo responsabile del procedimento (indicato da Palazzo Cernezzi) e un nuovo direttore lavori (indicato dalla Regione).

Il Comune ci mette altri due mesi per fare la sua nomina: Pierantonio Lorini. Da Milano arriva l’indicazione dell’ingegnere disponibile a prendere il posto di Gilardoni: Alessandro Caloisi. Siamo ormai ad agosto, e pensi: dai, ora si parte. E invece, nulla. E noi cronisti, illusi, a chiedere: «Quando liquidate Sacaim?»... silenzio. «Il prossimo passo sarà?»... silenzio. «Ma vi incontrerete?»... silenzio. «Ma vi siete sentiti?»... silenzio. Un silenzio che nascondeva l’imbarazzo di un’ennesima figuraccia: il nome del direttore lavori ci sarà pure, ma nessuno lo ha formalmente nominato.

Ancora una volta è demoralizzante registrare che un simile stop sia venuto a conoscenza della città per un’indiscrezione giornalistica e non grazie alla doverosa informazione che è lecito aspettarsi sull’opera pubblica più importante della città (lo avevamo già denunciato tempo fa guadagnando l’ira del Comune: sulle paratie la trasparenza non è davvero la cifra di questa amministrazione).

Ma perché manca la nomina? Perché Pierantonio Lorini, peraltro comprensibilmente, non se la sente di piazzare la sua firma a scatola chiusa sul nome di un professionista che non conosce e non sa come lavora. Ma pensarci prima? Prevedere in anticipo un simile ostacolo? Anticipare le criticità per evitare di perdere altro preziosissimo tempo in cavilli e beghe?

Sabato l’uomo incaricato dal Governo di seguire l’incubo paratie aveva detto in pubblico, davanti tra l’altro allo stesso sindaco Lucini, che fosse stato per lui avrebbe già commissariato l’intera opera, evidentemente demoralizzato dall’imbarazzante gestione di questi mesi da parte di Comune e Regione Lombardia, per tacere il passato.

Ma davvero Como deve arrendersi all’idea di essere guidata da amministrazioni incapaci di far fronte a tutto ciò che non sia ordinaria amministrazione o quasi? Si salva poco degli ultimi quindici anni di governo della città. Qualcosa di buono, certo, è doveroso ammetterlo, è stato fatto. Il volto di alcune zone di Como oggi - va dato atto alla giunta Lucini - è più bello. Ma laddove era indispensabile fare la differenza, il fallimento è senza appello. Verrebbe voglia di sollecitare un colpo di coda d’orgoglio. Ma se non si è stati capaci di trovare l’accordo su un nome, come si può pensare di arrivare a un progetto che chiuda questa telenovela? La risposta è già nell’aria... silenzio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA