La buona azione  investe sul lavoro

La buona azione

investe sul lavoro

Guadagnare dai poveri. Frase che fa rimbalzare tanto è brutta, ma che con la aggiunta di un “con” cambia faccia e sostanza. Guadagnare con i poveri. Così va meglio. Sì perché anche Como ieri si è messa al passo di tante altre città e Paesi che hanno deciso di dare il benvenuto all’economia positiva, quella dei social bond. Cosa sono? Sono obbligazioni delle quali, lo 0,50% del valore nominale, andrà a vantaggio di chi non ha lavoro o è in difficoltà. In cambio, chi li sottoscrive riceve una cedola come da qualsiasi altra obbligazione. Si tratta di una “buona” azione, che però non si fa indossando l’abito antipatico del buonismo.

La sostanza è che, grazie al Credito Valtellinese e alla Caritas, chi ha bisogno di lavorare lo potrà fare e sarà pagato tramite dei voucher(buoni lavoro) che verranno distribuiti dalle parrocchie a chi chiederà di lavorare.

Il circolo che si crea è virtuoso, come ricordava anche pochi giorni fa Letizia Moratti , ospite della Riva a Cantù, a spiegare proprio come l’economia e la finanza positiva possano fare del bene e fare guadagnare chi si impegna ad aiutare i più poveri e, ovviamente i poveri stessi. Con più di un vantaggio: per chi ha bisogno, ovviamente, per chi acquista i social bond ,che comunque vede staccata una cedola, per lo Stato che vede calare la quota di persone a carico.

Il progetto dei social bond del Credito Valtellinese parte da Como regalando alla città un bel primato. Di cui essere fieri. La percentuale del valore nominale delle obbligazioni sociali andrà infatti dalle tasche dei comaschi al “Fondo dona lavoro”, un progetto con cui la Fondazione Caritas “Solidarietà e servizio” onlus mette a disposizione delle parrocchie comasche fondi per sostenere famiglie e persone rimaste senza lavoro e reddito.

I social bond risolveranno più di un problema, come il bond con la B maiuscola. A differenza di James però i bond sociali non avranno pistole, bombe o munizioni, se non quelle della consapevolezza che tutti ci si può dare una mano.

Il messaggio è chiaro, economico, finanziario, molto pragmatico: tu compra una obbligazione, goditi la cedola e io mi prendo una piccola percentuale che consentirà a una famiglia in più o a una persona in più di poter contare su un lavoro e una retribuzione. Ma non è tutto qui il senso dell’operazione che nasce a Como. Il significato è anche sociale, o sociologo se si preferisce. Sensibilizza.

È un po’ come quando a Natale la buona mamma e il buon papà invitano i figli a rinunciare a uno dei regali ricevuti a favore di un bambino che di dono non ne ha avuto nemmeno uno.

Il bambino che non è povero non resta senza regali, ma allo stesso tempo, privandosi di uno di quelli ricevuti (anche se si tratta di quello che gli piace meno, ma questo è un dettaglio) capisce che ciascuno, lui per primo, deve fare qualcosa per gli altri. Ipocrisia? No. Funziona, Nella testa del bambino qualcosa resta. Traslando il paragone, benvenga l’economia positiva che crea lavoro e benessere e , perché no, affari. Affari che però sono più solidali del solito.

È successo di recente anche a Grandola e Uniti, là senza social bond, ma con l’impegno di anni di volontariato. Il 30 giugno verrà inaugurata una casa della solidarietà; darà un letto a 40 persone e un lavoro a 60. Non è poco. Anche questo è un esempio di economia sociale.

Non è detto che comprare obbligazioni, investire per guadagnare significhi sempre pensare solo a se stessi. Anzi.


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