La Como distratta  si gioca il mondo

La Como distratta

si gioca il mondo

Vai a New York e il lago di Como non è certo uno sconosciuto. Vai a Los Angeles e, complice George Clooney, tanti altri divi e senza dimenticare Gianni Versace, il lago di Como se non è una star poco ci manca. Vai in Estremo Oriente e tra seta e case da sogno, il Lario è terra ambita. Vai nel Vicino Oriente, nei Paesi arabi, e Como e il suo lago sono una destinazione d’eccellenza per viaggi d’affari e di piacere. Eppure, spesso, quasi sempre, Como, la città come il territorio di questo non si accorgono. O non gli danno la considerazione adeguata. Non si parla di occasioni perdute, ma di opportunità che non vengono sfruttate, di possibilità di “approfittare” di tanta fama per migliorare l’ambiente urbano e naturale, risolvere i mille problemi, piccoli e grandi, che quasi ogni giorno le cronache di questo giornale denunciano o anche solo per esaltarne l’immagine.

Como e il lago proprio in quanto ”personaggi” mondiali sono il terminale di uomini pubblici, personalità e rappresentanti dell’economia e dell’industria di ogni continente. La vetrina sovente la offrono i due appuntamenti annuali dell’Ambrosetti a Villa d’Este e gli altri comunque legati al think tank (tra l’altro quarto in Europa e 18esimo nel mondo), i forum di Villa Erba, altre decine e decine di eventi sparsi nelle migliori location. A queste, come capita con l’Ambrosetti, prendono parte politici di primo piano, rappresentanti della finanza ai vertici mondiali e non è strano che alcuni di loro “evadano” dalle sale protette per andare alla scoperta di Cernobbio o di ciò che vi è attorno. Shimon Peres, ad esempio ama andare a bersi un caffè a Bellagio, perfino Yasser Arafat ruppe il rigido protocollo di sicurezza e volle farsi una passeggiata in piazza Cavour e due settimane fa il rude e affascinante Yanis Varoufakis se ne uscì da Villa d’Este, mano nella mano con la moglie, per godersi le bellezze del paese.

Oggi a Cernobbio sbarca il ministro per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi, poi nel pomeriggio tocca a quello dell’Interno Angelino Alfano. Ieri in scaletta era previsto il titolare del Turismo Dario Franceschini. A centinaia e centinaia sono passati, a centinaia passeranno. Eppure, tra le blindature e le esigenze di segretezza, Como non sembra accorgersi di questo mondo che è qui, a un passo, che ama il lago, che si profonde in lodi e resta distante da Clooney come, oggi, dalla Boschi. Il mondo guarda qui a Como, al lago, definisce summit economici di spessore come la “Cernobbio di...”, ma questo mondo ci sfugge via. Non lo cogliamo, non sappiamo coinvolgere e accogliere, il che pare un paradosso. Ma perché non si riesce a dare la misura della statura mondiale e, diciamolo pure, delle legittime ambizioni di questi luoghi? Può essere una questione d’immagine - perché Clooney non potrebbe diventare il testimonial del lago e del suo capoluogo?-, ma anche di sostanza: organizzare un evento con il ministro Boschi potrebbe essere più di un doveroso omaggio. Accompagnare in città il ministro del Turismo per sostenere le cause della Casa del Fascio, ad esempio, o coinvolgere i potenti in una rete di “amici-ambasciatori” del Lario sono solo spunti per far sì che questo patrimonio di relazioni e incontri non inizi e finisca nei saloni scintillanti e felpati degli hotel o di Villa Erba.

Qui non sono in discussione le occasioni colte o perse per l’Expo. Qui è in gioco il tratteggio, l’humus di una città e in territorio che mezzo mondo conosce ma che sembra quasi refrattaria ad aprire le braccia a questo mondo di potenti e stelle che qui sbarca, ne è ammirato ma resta isolato tra cordoni di polizia e riservatezza.


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