La cultura ritrovata
nel mondo digitale

La cultura ritrovata nel mondo digitale
Luca Levrini

Luca Levrini
(Foto by Andrea Butti)

È sorprendente come rimanere a casa abbia moltiplicato i vissuti, alimentato la realtà, stimolato la mente, portato il nostro pensiero a slanci creativi e fertili, ci abbia animato nel tentativo di rendere normale ed in continuità ogni aspetto della nostra vita. Questo anche per la cultura.

Enti, istituzioni, associazioni, ma anche singoli cittadini, hanno positivamente affollato la “rete” con proposte intellettuali e culturali: musei, musica, poesie, arte, fiabe, una serie infinita di “post allargati” dove emerge una forte vivacità intellettuale a dimostrazione della straordinaria natura artistica e creativa del nostro paese.

L’Italia, ancora una volta, si dimostra culla della cultura, paese dove i cittadini amano l’arte e la generano in ogni sua forma di espressione.

Presi dalla noia avremmo potuto inondare la rete di banalità ed inutili passatempi.

Noto invece un incredibile sforzo e desiderio di rendere la rete un contenitore di valide offerte intellettuali, sia per offrirle sia per riceverle. Una viralità positiva, fertile e feconda, frutto del drammatico momento e della già pronta tecnologia digitale social.

Esito della straordinaria vitalità creativa degli italiani, ma anche del desiderio di colmare un vuoto intellettuale, orfani della cultura che si viveva anche semplicemente passeggiando per la città.

Como, per esempio, che quotidianamente ed inconsapevolmente ci affascinava con l’incanto del lago e ci stregava con il fascino delle vie e delle piazze; un museo all’aperto, dove lo sguardo ci nutriva ed arricchiva senza saperlo.

In modo automatico la città restituiva cultura, diventando luogo dalla ricchezza unica della quale forse solo ora apprezziamo coscientemente lo straordinario valore. Stiamo assistendo ad un rapido cambiamento della proposta e sviluppo della cultura.

Potremmo definirla cultura digitale, come esito del progresso di importanti tecnologie. Nondimeno dobbiamo inquadrarla in una naturale evoluzione della cultura nel suo complesso.

La dirompente accelerazione della cultura digitale di questi giorni, infatti, potrebbe erroneamente farci focalizzare l’attenzione sul momento, quasi che il digitale sia caratteristica solo del presente. La cultura digitale, intesa come impalpabile e non vivibile direttamente, potrebbe essere invece già nata molto tempo fa, con la radio e la televisione. Già loro digitali, in grado di fare vivere e distanza cultura ed informazione.

All’apparenza sembrerebbe uno scenario culturale disorganizzato, confuso, nel quale emerge la sensazione di non sapere controllare il cambiamento; ritengo invece che enti ed istituzioni stiano diventando protagonisti della cultura digitale ed i cittadini suoi intelligenti e consapevoli interpreti.

La visione da lontano rende dunque lo scenario inaspettatamente strutturato ed organizzato affinché possa continuare ed essere utile per il futuro.

Cosa ne sarà quando torneremo ad avere la possibilità di abitare i musei, applaudire a teatro, saltare ai concerti, mangiare i popcorn al cinema e camminare per la città? Continueremo nell’utilizzo di questa impalabile cultura digitale? Credo e spero proprio di si.

Lo spero perché sono numerosi i benefici che possono emergere da una giusta gestione di questa diversa e rapida esplosione culturale. Un vantaggio potrebbe essere quello di aver creato un ponte con il reale.

I musei, al loro interno, stanno utilizzando spesso tecnologie digitali per rendere immersiva e partecipativa l’esperienza.

Tali tecnologie possono dunque essere l’elemento di congiunzione, elementi che possono essere vissuti sia nel museo sia a casa.

Ponti necessari per costruire un giusto equilibrio tra reale e digitale, legami che dovranno continuare, per rendersi attrattivi ai giovani e stimolare i distratti e i poco interessati.

Un ulteriore vantaggio potrebbe essere quello di fare conoscere il valore della nostra offerta culturale e museale.

Oggi i social sono una vetrina, un’efficace promozione di quanto splendore offrono i musei e la cultura comasca in genere.

Usciti di casa mi auguro che molti, incuriositi o stimolati, si rechino a vedere quello che indirettamente hanno potuto vivere nella rete.

Un ultimo e logico vantaggio è quello di dare la possibilità a chiunque di poter vivere dell’emozione dell’arte.

Alcuni ritengono che la cultura digitale, rispetto a quella dal vivo, non susciti analoghe emozioni.

Lo sport ci insegna che una partita di calcio vista allo stadio è diversa rispetto a quella vista in televisione o ascoltata alla radio. Diversa, ma non per questo meno emozionante, con un alto rapporto costo beneficio. Le emozioni della cultura digitale penso quindi si possano vivere in ugual misura, basta avere la pazienza di estraniarsi dalla velocità del virtuale per viverne lentamene l’esperienza, basta estraniarsi dal contesto per proiettarsi al suo interno in empatia.

Smart Como, Ecosistema digitale in Campania, Emilia-Romagna creativa, Parma ritrovata, e tanti altri, ma soprattutto i singoli cittadini che unanimi, con una sola anima ed un solo desiderio, hanno voluto condividere il loro sapere. Quasi un milione di accessi alle visite virtuali sia agli Uffizi e sia al Museo Egizio di Torino.

Ritengo che per un po’ di tempo dovremo evitare assembramenti nei luoghi della cultura: per questo motivo anche Fondazione Alessandro Volta dovrà adeguarsi e vivere questo momento di sviluppo della cultura digitale come una crescita ed accelerazione verso nuove forme di divulgazione intellettuale e del sapere.

Cerchiamo di vivere la nuova cultura digitale con gioia e fiducia attiva.

Dunque, un aspetto positivo e di speranza in questo difficilissimo momento, un aspetto che però rappresenta il dramma di un periodo che passerà alla storia e lascerà un segno indelebile in ognuno di noi, cambiandone radicalmente stili di vita aggiungendo la cultura digitale.


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