La demagogia non serve

a chi cerca un futuro

L’Italia è diventato il Paese della demagogia. La demagogia di chi nasconde il problema e quella di chi lo ingigantisce per un tornaconto politico. In ogni caso lo spettacolo è penoso e la dice lunga sulla modestia di chi ci governa e di chi vorrebbe farlo. Quando parliamo di profughi, di solidarietà, di accoglienza, bisogna essere capaci di guardare in faccia la realtà altrimenti le parole si svuotano di significato e resta soltanto il dramma di quegli uomini e di quelle donne che hanno lasciato l’inferno nei loro Paesi per non trovare il paradiso nel nostro.

Gli sbarchi continuano, arrivano a centinaia ogni giorno e il governo non ha altra soluzione che distribuire forzatamente questi essere umani nelle diverse Regioni. Ma con quali garanzie di accoglienza? Le immagini parlano chiaro. La stazione Centrale di Milano ormai da mesi è ridotta ad anticamera dell’inferno. Donne uomini e bambini buttati per terra sopra degli stracci. Si parla apertamente di emergenza sanitaria, scabbia e malaria fanno paura. Fuori dalla stazione si costruiscono bivacchi; i rami degli alberi sono pieni di panni stesi, le fontanelle diventano docce a cielo aperto. Alla stazione Termini di Roma le scene sono le stesse: la polizia è stata costretta a sgomberare i profughi. Al valico di Ventimiglia stazionano in centinaia ed altri si aggiungono ogni giorno. I centri storici di città come Firenze, Bologna, Cagliari sono ridotti a campi d’accoglienza non autorizzati. I centri d’accoglienza nel sud del Paese sono al collasso L’inquietudine e l’ansia nell’opinione pubblica crescono e non potrebbe essere altrimenti.

Ma se oggi la situazione è a questi livelli di drammaticità, a fronte di qualche migliaio di arrivi, che cosa potrà accadere se dovessero prender forma gli scenari peggiori che prevedono il prossimo arrivo di 200mila esseri umani? Gestire gli arrivi, distribuire i profughi sul territorio nazionale, ottenere maggiore solidarietà dall’Europa, oggi sembrano obiettivi irraggiungibili. Volete un esempio? Nei giorni scorsi un’imbarcazione in difficoltà con 200 profughi a bordo è stata avvistata a meno di 120 miglia da Capo Matepan. Invece che essere recuperati e portati in Grecia, sono stati spediti in Sicilia su ordine delle autorità di Frontex, l’agenzia europea che si occupa di cooperazione alle frontiere. L’Italia è diventata il vaso di Pandora dell’Europa, il “contenitore” adibito all’accoglienza di migranti rifiutati dagli altri Paesi. E non è in grado di cambiare questo stato di cose. I politici che si affannano per convincerci che in realtà abbiamo già ottenuto tanto in sede europea, mentono sapendo di mentire. La realtà è più forte delle loro bugie e la realtà chiunque la può guardare negli occhi.

Troppo facile spedire donne, uomini e bambini nelle Regioni e pensare che il problema sia risolto. Non è così. Per accogliere bisogna chiedersi se si è in grado di farlo, altrimenti è pura demagogia. La realtà ci dice che siamo arrivati ad un punto drammatico. Non si può rischiare di far diventare l’accoglienza un’emergenza sociale. Così non si fa il bene soprattutto di quelle persone che si vorrebbero aiutare. L’Europa deve smetterla di chiudere gli occhi e il nostro governo deve provare ad ottenere qualcosa in più di una drammatica presa in giro. Le speranze di quelle persone che oggi stanno buttate per terra nei mezzanini di qualche stazione meritano una risposta vera. La demagogia non basterà a regalargli un sorriso.


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