La mossa del cavallo

per salvare Como

C’è una corda tirata che sbarra la strada per il futuro di Como. La fune che blocca il cammino è quel lungolago negato per lo sciagurato cantiere delle paratie. Davanti all’ostacolo finora ci si è ostinati a cercare di sciogliere la fune. Invano. Falliti tutti i tentativi. Da otto anni bloccati e dopo l’intervento dell’Autorità anticorruzione e l’inchiesta della Procura il tempo dell’inagibilità e dell’insipienza si dilata a dismisura. Il presidente del Consorzio Como turistica dice che ci vorranno da un anno e mezzo a due anni per riprendere i lavori. Il sindaco Mario Lucini ha dichiarato che non scappa dalle responsabilità e che cerca una via d’uscita anche se, si domanda scettico, chissà se c’è.

Davanti all’operazione più disastrosa nella storia della città, almeno degli ultimi cento anni, la politica si è arenata. E i tecnici sono finiti nelle sabbie mobili delle inchieste. Si confida, ma la speranza è tenue, sulla Regione e sugli esperti delle Infrastrutture promessi dal ministro Del Rio. La verità è nell’immortale verso di Dante: Como si ritrova in una selva oscura, ché la diritta via è smarrita. La prospettiva è nera: rischiamo di non avere il lago per altri cinque-dieci anni. Un suicidio collettivo. Dopo cosa varrà rinfacciarsi le colpe? Più saggio è tentare il tutto per tutto.

Se non sembrano esistere soluzioni per i politici e per i tecnici allora affidiamoci al alla fantasia e all’ingenuità di chi non ne sa nulla e ha come unico titolo per parlare l’amore per la città. È quello che vogliamo proporre come “La Provincia”. Un incontro martedì pomeriggio con gli esponenti della società civile comasca e i rappresentanti delle associazioni di categoria proprio per porre due domande semplici: «Tu che cosa faresti, cosa proponi?» e «Che cosa facciamo di questa città?».

Nessuna critica, niente polemiche. Lo sguardo rivolto non al passato, ma al presente e soprattutto al futuro. Molti personaggi ci hanno assicurato la partecipazione. Raccoglieremo tutte le voci e le offriremo come contributo positivo a chi dovrà fare le scelte decisive. Sarebbe bello se su questa squadra di gente che ama Como aleggiasse lo spirito di una coalizione di volenterosi, un clima vincente per la città. Servono scelte coraggiose per il lungolago e per altri problemi importanti. Riconosciamolo. La situazione si è fatta pesante. Il nodo di questa fune non si scioglie. Anzi si ingarbuglia sempre più. Si può saltarla? Forse. Ci vuole leggerezza. Non superficialità. Quello slancio che Italo Calvino descrive in una delle “Se lezioni americane” quando racconta la mossa del cavallo che consente al poeta di uscire dal vicolo cieco in cui si era cacciato e da dove gli sembrava impossibile uscire circondato com’era dai nemici.

Se la società comasca riuscirà a trovare il guizzo per questa mossa potrà rispecchiarsi nella terzina dantesca poco successiva alle “diritta via smarrita” e cioè “Allor fu la paura un poco queta,/ che nel lago del cor m’era durata/la notte ch’ì passai con tanta pieta”. Il “lago del cor” è il nostro. Proviamoci. Con fantasia e con coraggio. Altrimenti è chiaro il finale. Se non siamo capaci della mossa del cavallo come comaschi rischiamo di fare per sempre la figura degli asini.


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