Lunedì 30 Dicembre 2013

Le cattive parole

e la buona politica

le cattive parole

e la buona politica

Sono tempi così. Sono tempi nei quali un’assessore di un paese qualsiasi può scagliarsi contro il presidente della Repubblica, invocando addirittura la ghigliottina. Magari pentendosi qualche giorno dopo. Va tutto bene. In un Paese normale tale assessore si sarebbe dimesso qualche minuto dopo, chiedendo scusa. Ma da noi non si usa, tutto è permesso.

Anzi le parole dell’assessore Francesco Guaita ricevono anche la solidarietà di sindaci e colleghi amministratori. Ma insomma, cosa volete che sia- dice qualcuno- il suo sfogo indigna perché scritto, ma chissà quanti dicono le stesse cose al bar. Al bar, appunto, e già sarebbe grave. Ma non le mettono nero su bianco su un biglietto d’auguri. E non lo fanno dall’alto di una carica istituzionale. Ma come, aggiunge qualcun altro, chi si scandalizza per la ghigliottina, è un ipocrita. Perché dietro quelle parole c’era il disagio che il semplice cittadino prova in questo periodo di crisi e lo sconforto del pubblico amministratore che non sa che pesci pigliare.

Sarà anche tutto vero, ma le parole, signori, pesano come il piombo. E le parole pesano di più in un momento come quello che stiamo vivendo, con una crisi che spinge tanti verso la disperazione, che infonde pessimismo, che toglie speranze e soffoca il futuro. La gente non ha bisogno di leggere di ghigliottine, ha bisogno di speranza, di qualche certezza, di un’ipotesi positiva. E chi, se non chi è chiamato a governarli, può aiutarli? Non si tratta di nascondere la realtà, di far finta che i problemi non ci siano, di negare le difficoltà. Ma c’è un modo di vivere tutto questo che apre alla speranza e ci sono modi che semplicemente la speranza, la negano.

Ma c’è un rovescio della medaglia sul quale occorre riflettere. Perché se si è arrivati a questa deriva, non giustificabile, qualche motivo deve pur esserci. Come può essere che la distanza tra chi amministra i nostri paesi, le nostre valli, le nostre montagne, e i palazzi romani della politica, sia diventata così grande?Basta guardare a quel che sta accadendo in questi giorni. Il governo si sta preparando al solito giochino: dentro un montiano, fuori un centrista, dentro un renziano e fuori un bersaniano. Insomma un bel rimpastino per tirare a campare ancora un annetto, o magari anche di più. Ma campare per fare che cosa? Qual è il messaggio che arriva nei nostri paesi, nelle nostre valli? Il governo delle tasse sembra prenderci gusto a prendere in giro la gente: abolisco l’Imu e ti regalo la Tares. Il tutto con l’unico scopo di coprire quel gigantesco buco che la mala politica ha saputo creare. Nei paesi non arriva più una lira. Ogni giorno pubblichiamo notizie di sindaci che si vedono costretti a tagliare i servizi; dai trasporti per le scuole, alle mense, dai lavori stradali fino ai sostegni per le famiglie in difficoltà. I sindaci sono gli unici a conoscere la sofferenza di chi è costretto a tirare a campare perché ha perso il lavoro, o perché semplicemente non ce la fa più. Chi ha bisogno non va nei palazzi romani,ma nell’ufficio del sindaco o dell’assessore, magari per chiedere una manciata di euro per pagare le bollette.

Nessuno più di chi amministra i nostri paesi conosce le conseguenze di questa crisi. Nessuno più dei nostri sindaci ne è responsabile. Ma proprio per questo non è ammissibile invocare la ghigliottina e nemmeno solidarizzare con chi lo fa. Certe parole pesano come il piombo, soprattutto oggi. Non aprono alla speranza, aumentano incertezza e disperazione.

Il disprezzo delle istituzioni non porta da nessuna parte. La politica va cambiata e questa è responsabilità di ciascuno. Lasciamo perdere la ghigliottina, per favore, anche al bar.

Massimo Romanò

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