Le nostre paratie  tra ironia e realtà

Le nostre paratie

tra ironia e realtà

Caro direttore, partirei dall’inutile definizione di “paratia”, gentilmente offerta dagli amici di wikipedia.

«Con il termine paratie si indicano quelle strutture verticali, parzialmente o interamente immerse nel suolo, che possono avere funzione di sostegno del terreno, di tenuta idraulica, di fondazione profonda o mista».

Ecco, cominciamo a dire le cose come stanno: noi non conosciamo la “nostra” paratia. Magari ci starebbe pure simpatica, ma non possiamo saperlo. E sapete perché non lo sappiamo? Semplicemente perché non la vediamo. Qualcuno ha avuto il modo di fare amicizia con la paratia? No, forse solo qualche ingegnere prima di levare le tolle nel 2012 (anno di chiusura del cantiere). La “nostra” paratia, quella che riusciamo a vedere, è un insieme di griglie di ferro e oscene barriere, funzionali per oscurare schifezze assortite.

Quelle sì che le conosciamo. La “nostra” paratia, signori, è una puttanata (mi scuso per la volgarità gratuita, ma mi sembrava il termine più adatto).

Analizziamola per bene:

1) È una struttura verticale? Probabilmente sì, ma non la vediamo. Per quanto ci riguarda è “curvoidale”, ferrosa, oggettivamente brutta.

2) È interamente o parzialmente immersa nel suolo? Probabilmente sì, ma non la vediamo. Quello che vediamo è “il barrierone”, messo lì a rompere i maroni, come a dire “voi state “di là” che “di qua” non è affar vostro”. E noi: “Ma perché? E’ il nostro lago”. E lui: “Perché ve lo dico io”. Chiamiamola pure “dittatura del barrierone”.

3) Ha funzione di sostegno? Tenuta idraulica? Fondazione profonda o mista? Probabilmente sì, ma cosa cavolo ne sappiamo? Nulla di nulla.

Ebbene, comaschi e innamorati del lago tutti, qui il dato di fatto è uno: noialtri #rivolgiamoilnostrolago, ma anche perché #vorremmovederecosaavetecombinato. È un nostro diritto, orca miseria. Ci togliete la visione delle paperelle da 9 anni? Avete speso 16 miliardi di lire (poi magicamente diventati 33milioni di euro)? Mostrateci il risultato di cotanta abnegazione.

Come dite? Rischiamo di rimanere delusi? Di farci il sangue amaro alla visione di un osceno cantiere abbandonato? Pensate quindi che siamo così imbecilli da non sapere che state portando avanti un’oscena “melina” da 3mila giorni? Vi confidiamo un segreto: noi ben lo sappiamo che dietro al barrierone non c’è una fava se non ferraglia e monnezza assortita! Lo sappiamo! Ora vi confidiamo un altro segreto: non ce ne frega nulla!

Facciamo così, voi vi impegnate a smantellare nell’immediato, noi faremo finta di non sapere cosa si sarebbe potuto fare con i famosi 33 milioni “evaporati”. Lo penseremo soltanto (niente buche per la strada… l’abbellimento del derelitto Sinigaglia… addirittura gli spazzaneve per quando nevica… persino – ma non vorremmo esagerare – un addetto alla viabilità con il “senso della viabilità”).

Vedi, caro cantiere, noi non ce l’abbiamo con te, ti abbiamo persino agghindato con i lucchetti colorati per renderti splendido splendente, ma ora è il caso di salutarci.

In fondo ne abbiamo passate tante insieme: la tempesta del 2012, lo tsunami del 2014, il fortunale dell’anno scorso. E tu che, caparbio, hai protetto la città dalle esondazioni.

Come dici? È già tanto se son venute giù due gocce di numero? Era parso anche a noi, ma ci saremo certamente sbagliati. Non può essere altrimenti.


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