L’esempio di Cantù e il dilemma  del prigioniero
CANTU' - INAUGURAZIONE NUOVA TAC OSPEDALE SANT'ANTONIO

L’esempio di Cantù e il dilemma

del prigioniero

Chi è angosciato e triste per le stragi di Parigi può trarre un motivo di speranza da una notizia, apparentemente minore, che arriva da Cantù. C’è un filo, sottile eppure consistente, che lega lo sgomento per i fatti più dolorosi che si possano raccontare - la morte dei giusti e degli innocenti - con la fiammella dell’ottimismo perennemente alimentata dall’altruismo e dalla solidarietà. I fatti della capitale della Francia li conoscono tutti, quelli della capitale della Brianza si raccontano in breve.

Nell’ospedale canturino c’era una apparecchiatura fondamentale per la cura di malati, anche urgenti e gravi. Questa macchina aveva parecchi anni di servizio e il più delle volte si rompeva e non poteva essere usata. Arrivavano d’urgenza pazienti e feriti al pronto soccorso e non si riusciva a dargli un immediato aiuto perché la strumentazione che i tecnici chiamano Tac era fuori uso. Allora si prendeva il malato e lo si portava a Como con un viaggio che allungava la risposta e aumentava i rischi per la stessa sopravvivenza. Davanti a questa situazione la risposta di molte altre comunità sarebbe stata quella di esprimere una forte lamentela, di dare forma pubblica alla protesta, di invocare l’intervento dello Stato o di chissà cosa altro.

A Cantù, come un po’ in tutti i nostri territori, la gente è abituata a rimboccarsi le maniche, a lavorare e a dare in proprio le risposte. Venuto a conoscenza del problema, all’assemblea della Cassa rurale, il presidente Angelo Porro ha annunciato che la banca locale avrebbe varato un’iniziativa di solidarietà per dare una nuova Tac all’ospedale e che avrebbe chiesto la partecipazione dei cittadini con un effetto moltiplicatore. La somma da raccogliere era di 235 mila euro, la Bcc avrebbe messo i due terzi, l’altro era il segno tangibile che si chiedeva alla popolazione per dimostrare uno spirito concreto di solidarietà e l’attaccamento al proprio ospedale. L’esito è stato spiegato ieri mattina all’ospedale di Cantù dove il presidente Porro e i dirigenti sanitari hanno presentato la nuova Tac che da oggi entra in funzione. Targata Toshiba, è la più moderna che ci sia in Italia e riduce di molto le radiazioni.

Nei discorsi delle autorità sono stati citati spesso i mille (cittadini, aziende, clienti della Bcc e no) che hanno voluto donare ciascuno una somma per arrivare in meno di un mese e mezzo al risultato. Tra tutti, per la prospettiva di consolazione e di ottimismo che genera, ha colpito il discorso del presidente della Fondazione comasca Giacomo Castiglioni. La Fondazione, in questa iniziativa ha svolto il prezioso ruolo di soggetto che ha gestito la parte finanziaria. Il presidente Castiglioni ha spiegato che la donazione di Cantù è particolarmente bella e positiva, va a vantaggio di tutta la comunità e ha visto una partecipazione popolare che va sottolineata come un grande valore. Davanti alle difficoltà generali, ha aggiunto, la risposta che possiamo dare è il “welfare di comunità”, un concetto chiaro e fortemente condiviso e promosso dalla stessa Fondazione Cariplo del presidente Giuseppe Guzzetti.

La formula welfare di comunità significa che le istituzioni locali, gli enti, le imprese, le associazioni, i soggetti sociali, i gruppi di cittadini, in generale le persone e le famiglie che vivono in un luogo a dimensione umana, e quindi dentro un raggio di poche decine di chilometri, solidarizzano fra di loro e si mettono insieme per dare risposte ai problemi. Anziani, giovani, famiglie in difficoltà, promozione della cultura come fattore di sviluppo e di progresso, azioni per favorire l’integrazione e la coesione sociale: ecco i principali campi dove può operare il welfare di comunità. Accanto all’esempio di Cantù, il presidente Castiglioni ha citato il progetto “Non uno di meno” che la Fondazione comasca sta promuovendo per aiutare e sostenere i ragazzi dando loro una possibilità concreta di futuro.

Che cosa c’entra allora il dilemma del prigioniero? C’entra, c’entra. Interessarsi degli altri, del loro benessere, essere solidali e altruisti, avere a cuore il prossimo non è un’esclusiva dei canturini e neppure dei cristiani e in generale degli uomini di buona volontà. La teoria dei giochi - siamo nella matematica vera - ha dimostrato, ottenendo il riconoscimento del premio Nobel, che fare del bene fa bene a tutti, che la solidarietà è un vantaggio umano a prescindere dalle opinioni e dalla fede. Il prigioniero, separato dal suo complice, se lo tradisce e punta al suo interesse personale finisce per perdere tutto. Se invece si fida dell’altro, se è capace di essere solidale e altruista, se pensa al bene dell’altro, ottiene un guadagno per se stesso e per tutti. Grazie a Cantù per questa lezione di matematica. E di cuore.


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