Lungolago, la cartolina
di Cantone ai comaschi

Il postino ha suonato due volte ieri in Comune a Como. La prima mostrava l’autorizzazione della Guardia di Finanza che entrava per cercare documenti dell’operazione lungolago-paratie. La seconda per consegnare una missiva di Raffaele Cantone.

Il presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, ha scritto un documento che se volete è solo tecnico. Oltre il linguaggio giuridico, però, si vedono chiaramente una bella immagine con tanti significati e due utili lezioni per il sindaco Mario Lucini, per il presidente regionale Roberto Maroni. E per tutti i comaschi, nostri lettori e no, che hanno firmato le cartoline

ormai famose dell’iniziativa de “La Provincia” “rivogliamo il nostro lago”. Quante ne abbiamo firmate? Cinquantamila, sessantamila, settantamila e più. Tanti nomi e cognomi di persone che ci hanno messo la faccia per dire basta a questa vergogna del lungolago trasformato in un cantiere e inagibile da anni imprigionato come è dalle palizzate e dalle recinzioni arrugginite. Un urlo disperato per chiedere che chi può faccia davvero qualcosa di concreto e di urgente per impedire che lo scempio si perpetui per chissà quanti altri anni.

Tutte queste cartoline - ecco l’impegno de “La Provincia” - saranno consegnate al premier Matteo Renzi perché con i poteri del governo sciolga una volta per tutte il sortilegio che paralizza Como e le sue bellezze. Decine di migliaia di firme, campagna mediatica nazionale e internazionale, ed ecco che come per magia accade qualcosa di sorprendente. La magistratura agisce con una determinazione alla quale non eravamo abituati forse per via del ritmo sonnacchioso dell’ondeggiare del lago. Una valanga di firme con un’onda d’urto che è arrivata fino a Roma, nelle stanze del potere. Ed ecco, a precedere il premier Renzi, forse in tacita intesa con lui, la firma che conta: quella del presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone.

Nel forum promosso dal nostro giornale a febbraio, con esponenti della società civile comasca, era emersa l’urgenza di chiedere un commissariamento delle paratie. Vista la paralisi, “La Provincia” a maggio ha lanciato la campagna delle cartoline per invocare la cosiddetta “mossa del cavallo”. Nella sua cartolina il presidente dell’Anac Cantone annuncia la svolta clamorosa. Sta valutando se sussistono i requisiti per il commissariamento. Non si ferma qui, però. Dice anche che all’evocato incontro tecnico del 15 giugno non ci andrà perché dopo gli arresti di fatto è inutile. Le manette scattate ai polsi dei tecnici comunali si basano sull’assunto che il Comune di Como, e anche la Regione Lombardia, volevano ingannare l’Anac. Gli hanno mentito per puntare su una maxi-variante del progetto invece di disdire il contratto con Sacaim e il relativo appalto. Ora Cantone con poche righe sembra dire al sindaco Lucini e al presidente regionale Maroni «con voi non ci sto, volevate farmi fesso e quindi non mi siedo allo stesso tavolo”.

La decisione di Cantone, oltre a fare pulizie di tante ipocrisie e forse bugie, ha il merito di portare la vicenda del lungolago di Como sullo stesso piano di Expo. Un evento internazionale, un brand mondiale: non potevano e non possono essere bloccati dalle inchieste giudiziarie. Le opere si debbono fare e i lavori finire, altrimenti si rischia la figuraccia planetaria. Per l’Expo è andata bene. Speriamo funzioni anche per Como e il suo meraviglioso lago.

Ci sono anche due lezioni nella “cartolina” di Cantone. La prima è rivolta a Lucini e a Maroni.La sua mossa se davvero, come sembra molto probabile se non già scontato a questo punto, porterà al commissariamento finirà per estrometterli dalla vicenda lungolago. Come una beffa per chi, magari avendone le legittime ambizioni, voleva essere il salvatore della Patria. Peccato che si sono cacciati in un pasticcio dal quale non riescono più a uscirne. Tentavano di addossarne la responsabilità proprio a Cantone: Lucini affermando pubblicamente che «l’Anac non è la Bibbia» e quindi che si facesse da parte, per favore; Maroni additando in Cantone la causa dell’attuale fase di stallo. Ora entrambi potrebbero essere salvati proprio da colui che volevano aggirare o, se non è eccessivo, raggirare. Per loro la lezione è che nessun nemico è per sempre. Anche senza saperlo, proprio il tuo avversario ti può tirare fuori dai pasticci.

La seconda lezione è per i comaschi. “Non contiamo più nulla” si continuava a sentire e a ripetere guardando con sofferenza e nostalgia a quella capitale nella quale un tempo si era ascoltati. La campagna delle cartoline ha dimostrato che non importa essere un grande o un piccolo giornale, una metropoli o un paesino del villaggio globale, persone con cariche importanti o semplici cittadini. L’importante è essere uniti e battersi con convinzione, con determinazione e con passione per una causa giusta: Como e il suo lago lo sono.

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