Monumenti imbrattati
e promesse infinite

e promesse infinite

Sarà colpa del profluvio di promesse, annunci e rassicurazioni griffate Matteo Renzi - che non a caso al liceo veniva chiamato “il bomba” dai suoi compagni di classe, tanto le sparava grosse - sta di fatto che basta sentire un politico coniugare un verbo al futuro che subito il corpo reagisce riempiendosi di bolle e puntini rossi. Fosse una malattia riconosciuta, l’allergia ai «faremo» e agli «interverremo» degli amministratori, gli studi medici dovrebbero affrontare quotidianamente code chilometriche di pazienti. Anche a Como.

Lasciamo perdere, per una volta, la vicenda paratie. Che da sola basterebbe per riempire di antistaminici l’armadietto dei medicinali. Il tema del giorno riguarda il Monumento ai Caduti. E i vergognosi vandalismi di un manipolo di teste disabitate così annoiate dall’esistenza, e prive del benché minimo briciolo di cultura, da trovare divertente il lancio del sasso contro un monumento o l’uso dello spray per vergare slogan così banali e vuoti da aver quasi compassione degli autori.

Il problema dei danni causati al Sacrario di Terragni e ispirato da un disegno di Sant’Elia è così antico che facendo una ricerca negli archivi degli ultimi dieci anni del giornale si trovano non meno di 120 articoli al riguardo. E c’è da scommettere che ogni tre, uno riporta le promesse dell’amministratore di turno sul fatto che «interverremo», «vigileremo», «colpiremo».

L’ultimo in ordine di tempo a coniugare verbi rassicuranti al futuro è l’assessore Marcello Iantorno. Già protagonista di grandi promesse, una su tutte quella di una piazza Gobetti sgombra da vandali, libera da sfaccendati con le tasche piene di spinelli, più vivibile per residenti, professionisti e commercianti anche grazie a una telecamera finalmente funzionante (salvo poi essere costretto a raddrizzare il tiro e parlare di un guasto temporaneo, dopo che questo giornale aveva trovato le prove del suo malfunzionamento), l’assessore ora si lancia in proclami pure sulla questione vandalismi al Monumento ai Caduti. Proclami in due tempi: quelli comparsi sul quotidiano di ieri, quando ha affermato senza incertezze «risaliremo ai responsabili» grazie alle «immagini delle telecamere in funzione nella zona» (l’incertezza però e poi cresciuta con il passare delle ore, tanto che - lo potete leggere a pagina 10 - ora dice «non so se abbiamo filmato qualche scena utile alle indagini»), seguiti dal rinforzo del giorno successivo, con l’annuncio di pattuglie notturne della polizia locale per vigilare sul Monumento («Ci siamo, partiremo a breve»).

Non lo prenda come fatto personale, caro assessore, ma davvero non se ne può più. Di pattuglie notturne, di telecamere, di presidi, di cancelli, di ronde se ne parla (invano) da così tanto tempo che per far clamore i prossimi amministratori dovrebbero annunciare quantomeno l’uso dei droni e di cani antiwriter.

In questa Repubblica fondata sulle promesse, le parole del sindaco Mario Lucini che - potete leggerle sempre a pagina 10 - chiede aiuto ai cittadini per difendere il Monumento, suonano quasi rivoluzionarie. In attesa di avere un sistema di videosorveglianza veramente funzionante - per funzionante si intende non solo capace di riprendere e registrare, cosa che molte telecamere è dubbio facciano, ma soprattutto in grado di essere uno strumento efficace di prevenzione e indagine - la via più onesta da seguire è quella dell’ammissione di impotenza. E del richiamo di un senso civico che coinvolge tutti i cittadini, e non riguarda soltanto le forze di polizia o gli amministratori. Alla fine, dopotutto, la migliore vigilanza la fanno proprio gli occhi puntati sulla città della maggior parte dei comaschi, persone capaci di indignarsi per un vandalo che scrive sui muri, un maleducato che getta la carta per terra, un violento che utilizza un sasso per esercitare la propria mira. È quel senso del bene comune, di appartenenza a una comunità, di tutela del bello, di sacrosanto desiderio di legalità che può più di cento telecamere e delle mille promesse buone soltanto a far venire l’orticaria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA