Giovedì 02 Ottobre 2014

Patria: come far marcire

tre milioni e mezzo

Mai come in questi ultimi anni si parla di soldi, che non ci sono o che si sprecano. Di soldi, 3,5milioni, parla anche Piercesare Bordoli, presidente della Famiglia Comasca.

È una cifra enorme che rischia di trasformarsi in muffa e melma, di spappolarsi nell’acqua del lago insieme al piroscafo Patria per il quale sono stati investiti per restaurarlo. Tirato a lucido l’anno scorso (grazie anche alla Famiglia Comasca)e varato in pompa magna, lo ha scelto anche De Sfroos, adesso galleggia elegante e un po’ malinconico davanti a Villa Olmo. Indubbio, la sua

presenza ancora maestosa ed elegante regala charme a uno scorcio di panorama che tanti turisti si portano a casa in uno scatto al cellulare. Il clic del selfie di turno con il Patria sullo sfondo congela il tempo agli anni Trenta, a quel 1926 in cui il piroscafo cominciò a passeggiare sull’acqua del lago. Congela è il verbo giusto, forse sarebbe ancora meglio usare “surgela”, perché con il tempo oggi è surgelato anche il piroscafo. bello, tirato a lucido ma lì come fosse in agonia. A vedere questa scena Bordoli non ci sta e bussa all’Amministrazione provinciale per farsi dire perché i milioni impiegati per il restauro non possano essere messi a frutto.

Perché il piroscafo non naviga, perché non vi si fanno salire i visitatori che alla sua inaugurazione lo riempirono? Perché? Perché, sembra paradossale dirlo, manca il nuovo presidente dell’Amministrazione provinciale.

Sì, parrebbe proprio che la remora che si attacca allo scafo del Patria è la politica e la burocrazia. L’Amministrazione provinciale garantisce che è al lavoro per trovare un accordo con la Navigazione per la gestione del piroscafo, ma anche che la gestione dovrà essere affidata attraverso un bando, che però non potrà essere perfezionato prima dell’elezione del nuovo presidente della Provincia.

E si sa a che punto è il futuro dell’Amministrazione provinciale. La sintesi? Lo stallo, la remora che allegramente resta appiccicata allo scafo, sicura che tanto avrà la meglio ancora per molto e che il piroscafo resterà lì davanti a Villa Olmo a farsi fotografare e a “sciabordare con tonfi spessi e lunghe cantilene” come le lavandaie del Pascoli facevano con i propri panni.

Il Patria oscilla mosso dai tonfi spessi delle onde del lago e dalle cantilene di chi ci passa davanti e si chiede fino a quando resterà lì. La risposta è misteriosa, incomprensibile però che non arrivi concreta e veloce.

Un’imbarcazione come il Patria, è vero, di mistero ne evoca tanto, se è vero che anche Italia 1 lo ha scelto come set per ambientarci la trasmissione”Mistero” nel 2013, ma quello che vuole sciogliere Bordoli è molto meno poetico, molto più concreto. «Se il Patria non torna a navigare tornerà a marcire e tre milioni e mezzo di euro saranno stati buttati al vento» dice il presidente e in questa frase di misterioso c’è ben poco. Come non c’è quasi niente di misterioso nella valutazione che l’ingegner Flaminio Borgonovo, che si era offerto di seguire gratuitamente i restauri, fa della situazione del piroscafo: già mal messo e pericoloso «Una Ferrari con il motore di una Cinquecento».

La politica e la burocrazia sono piene di remore, a volte pare le allevino, ma quando c’è un bene storico che rende, perché i moltissimi turisti che salirono dopo il restauro sul Patria un biglietto lo pagherebbero di sicuro per visitarlo ancora perché gli si volta la faccia? Arriva l’Expo, il Patria sarà ancora lì dondolante e sconsolato? Sicuri che ci si debba rassegnare?

Carla Colmegna

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