Perché Como non ama il Como?

Perché Como non ama il Como?

Sta diventando una storia di rammarichi e occasioni sprecate quella del Calcio Como. La partita di ieri a Cagliari è emblematica in questo senso. Gli azzurri giocano bene, fanno la partita in maniera inaspettata sul campo di una squadra che in casa prima le aveva vinte tutte, passano in vantaggio, sfiorano il raddoppio e sono ripresi nel finale.

Rammarichi e occasioni sprecate. Tra queste forse, anche il no che sarebbe stato opposto dal presidente Porro all’americano Piazza disposto a entrare nella società con un ruolo pesante. E adesso con la scelta più o meno forzata (la sviscera in ogni dettaglio Nicola Nenci a pagina 42) di mettere in vendita il Como. A chi? Pare a chiunque manifesti il minimo interesse. Un cambio di quella strategia del Como e i comaschi che il presidente e la dirigenza hanno seguito fin qui, senza ottenere, va detto, grandi soddisfazioni. Anzi. Chi oggi, con le cose che vanno male, non risparmia le critiche, dimostra di avere come sempre in questi casi, la memoria corta. Si dimentica che il gruppo che ha preso in mano la società salvandola da un altro crac è stata una generosa scommessa. Che alla fine si è rivelata vincente e ha portato la promozione in serie B (anche fortunosa, d’accordo, ma con la sola buona sorte non si vince il campionato), ha saputo gestire i bilanci con oculatezza e ha rilanciato il settore giovanile. Mica poco. Dice: ma quello che contano sono i risultati che in campo non arrivano.

Il Como è ultimo in classifica in serie B e naviga nelle incertezze. Probabilmente questo gruppo dirigente non ha le spalle abbastanza larga per reggere questa categoria. Però una cosa è certa. La promozione non ha scalfito quel la coltre d’indifferenza (se non peggio) che buona parte della comunità comasca continua a mantenere attorno a quello che resta uno dei simboli della città.

Neppure il salto di categoria, il ritorno su una ribalta che riporta Como sui media nazionali è servito a cambiare questa situazione. Chi ha offerto un aiuto o un sostegno all’attuale dirigenza? Nessuno. Anzi, già dal giorno seguente la promozione sono cominciati i mugugni sulle partite del sabato pomeriggio nella zona a lago, ingigantiti rischi che, alla prova dei fatti (ormai sono state giocate un bel po’ di partite al Sinigaglia) si sono rivelati inesistenti.

In altre realtà, si sa, le cose non vanno così. Adesso, in testa alla classifica di serie B c’è il Crotone. Se dovesse essere promosso credete che da quelle parte di comporterebbero come qui? No, eh.

Invece Como ha continuato a non amare il Como e ha proseguito, ostinata, a non capire che un territorio che deve e dovrà sempre di più vivere di turismo ha bisogno di promozione. E una squadra di calcio in serie B è un veicolo promozionale non trascurabile. Un altro esempio riguarda lo stadio. Si continua a considerare il Sinigaglia come un problema, quel vecchio stadiaccio in riva al lago che disturba turisti e residenti. Invece, proprio la posizione della struttura, in una città turistica sarebbe una risorsa formidabile. Basterebbe che qualcuno prendesse il coraggio a due mani e vi investisse per poterla sfruttare. Inutile stare qui a ripetere la storia dello stadio da terzo millennio, con i negozi, il parcheggio che potrebbe liberare tutta l’area circostante delle auto come si auspica da anni ecc... Se n’è accennato ma non si più fatto nulla. Se si sta prendendo in considerazione l’idea di cedere il Como anche ai non comaschi è anche per queste ragioni. Del resto se a Cantù, arriva un magnate russo (e per fortuna) e se per fare un’autostrada servono addirittura i cinesi qualche motivo ci sarà.

f.angelini@laprovincia.it

@angelini_f


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