Perché fare il sindaco  è sempre più difficile

Perché fare il sindaco

è sempre più difficile

Oltre ai barconi e alle promesse elettorali da Paese dei Balocchi, ci sono anche altre problematiche che la politica non prende in considerazione. L’esito delle elezioni di domenica in provincia di Como ci ha infatti rivelato che tre dei tredici comuni interessati alla tornata non avranno un sindaco, una giunta e un consiglio comunale.

In pratica resteranno per un po’ senza un governo scelto dai cittadini e saranno amministrati da commissari nominati dal prefetto per evitare la paralisi. Si tratta di centri in cui si è presentato un solo candidato sindaco e un’unica lista. La legge prevede che se plebiscito deve essere sia almeno sancito dalla volontà della maggioranza degli elettori, quel 50% più uno che a Carugo, Cassina Rizzardi e soprattutto Sorico non è stato neppure sfiorato.

Già il fatto che non vi sia competizione elettorale è la spia di un malessere sociale e politico; il problema si accentua se i cittadini, pur con piena legittimità, si rifiutano di recarsi in larghissima parte ai seggi. Fino a qualche anno fa, il Comune in cui correva una sola lista era una curiosità giornalistica. E il raggiungimento del quorum di maggioranza appariva talmente scontato che, già in sede di presentazione delle elezioni, si titolava che il paese x o y aveva già scelto il suo sindaco. Questa volta abbiamo usmato l’aria e ci siamo ben guardati dal farlo con la consapevolezza che si sarebbe trattato di un azzardo. Ma perché si è arrivati a questo triste esito? Bisogna anche ricordare che ai tre Comuni di cui si parla va aggiunto Rodero dove neppure si sono svolte le elezioni comunali per la totale assenza di candidati. Forse una delle ragioni riguarda il peggioramento delle condizioni in cui si trovano a operare i sindaci, quelli dei grandi centri ma soprattutto i primi cittadini dei Comuni più piccoli. Questi amministratori si trovano a lottare tutti i giorni con le ristrettezze di bilanci sempre più magri con cui vanno affrontate esigenze che la crisi non fatto altro che aumentare. Poi ci sono le responsabilità pesantissime per gli amministratori che devono rispondere anche sotto il profilo penale di quasi tutto quello che accade nel territorio governato. Tutto questo a fronte di un compenso davvero risibile, nei Comuni più piccoli, certo non comparabile a quella di altre figure istituzionali come, ad esempio, i consiglieri regionali che godono di emolumenti stellari senza doversi neppure fare carico più di tanto dell’obbligo della presenza in aula o nel collegio elettorale. Il sindaco, specie quello di un piccolo Municipio, è chiamato a garantire di fatto la reperibilità 24 ore al giorno e sette giorni su sette. Altrimenti sono guai. Anche e soprattutto per lui. Chi glielo fa fare a un cittadino di candidarsi? Ci vorrebbe la passione per la politica. Ma è sempre più difficile accalorarsi per qualcosa che perde sempre di più significato. Oltretutto, fino a qualche anno fa, quando la politica era anche un cursus honorum, fare il sindaco di un piccolo centro rappresentava la tappa obbligata per chi aveva ambizioni di carriera. Oggi può bastare anche solo associarsi a un blog per approdare in Parlamento. Allora perché devi impelagarti in un ginepraio di 5 anni con tanti rischi, poche soddisfazioni e nessuno sbocco?

Ecco perché ci si ritrova in questa situazione, che, se non si interverrà in qualche modo è destinata a peggiorare, così come rischia inevitabilmente di scadere la qualità amministrativa anche dei Municipi più grossi dove è sempre più problematico trovare assessori e collaboratori dei primi cittadini all’altezza del compito. Bisognerebbe rifletterci. Perché a furia di mandare in crisi la rappresentanza, di rifiutare ogni forma di intermediazione, si rischia un pericoloso corto circuito della democrazia. Certo, come ha detto alcuni giorni fa il prefetto di Como, Bruno Corda, vanno incentivate le fusioni tra i Comuni. Ma non basta. Occorre mettere i sindaci che, non va dimenticato, sono il livello istituzionale più vicino ai cittadini, di poter lavorare meglio e con meno spade di Damocle sulla testa.

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