Piercesare ed Elena,
comaschi speciali

C’è un filo che lega i componenti di una comunità. Invisibile, sottile, quasi impercettibile. Ma c’è. Quello che sembra un immaginario legame si rivela forte e consistente in alcuni momenti particolari. E si svela in tutta la sua forza nel giorno drammatico e triste della morte. Così è stato per Elena Colombo, scomparsa sabato 1 novembre, a 72 anni. Così è per Piercesare Bordoli, morto ieri a 85 anni.

Elena e Piercesare, due comaschi speciali. Nella loro vita hanno tessuto un filo che li ha legati in modo straordinario a Como, la città che hanno amato. Hanno insegnato ai comaschi due atteggiamenti che restano una eredità da custodire, perpetuare e rinnovare: amare il luogo dove si vive, amare le persone con cui si vive. Entrambi hanno incarnato il valore più tipico dei comaschi, quello scritto più profondamente del dna: il darsi da fare, mettersi in gioco senza aspettare che qualcuno dica come bisogna agire, la concretezza, il valore dei fatti, l’impegno reale prima delle parole, di qualunque parola. Piercesare ed Elena erano comaschi così. Veri. Quotidiani. Sempre pronti a darsi da fare. Come è stridente l’azione che parte del piccolo, da se stessi, dall’impegno personale che è la cifra distintiva dei comaschi da quel lamentoso e noioso “a noi lo Stato ci deve dare” che si ascolta così spesso in tv da altri luoghi, da altre comunità.

Se una città è più bella, meglio tenuta, dipende dai suoi abitanti prima ancora che da una istituzione lontana o vicina che sia. Una società migliore la possono fare solo i suoi componenti, non i legislatori che bivaccano in un parlamento romano o ambrosiano. È questo l’insegnamento che non a parole ma con i fatti Elena e Piercesare hanno trasmesso ai comaschi. Trent’anni fa Elena Colombo, mossa dal dramma della morte dell’amico Gianmario Beretta, ha fondato l’associazione Comocuore. Ha girato in lungo e in largo la provincia e l’Italia per raccogliere fondi, per sensibilizzare l’opinione pubblica, per diffondere la cultura della prevenzione: le malattie cardiovascolari ancora oggi sono la prima causa di morte. Sempre in prima linea, Elena. Sempre ottimista e sorridente.

Piercesare Bordoli poteva trascorrere una serena vita da bancario in pensione, invece da subito ha deciso di offrire il suo impegno alla città, a quella Como che amava e che lo ha voluto onorare con l’Abbondino d’oro nel 2013.

Piercesare è stato tra i fondatori della Famiglia Comasca nel 1969, assieme ad alcuni grandi personaggi della città come Venosto Lucati, Piero Collina, Giordano e Gisella Azzi, Bernardino Malacrida, Gianni Levoni, Gian Giuseppe Brenna e Gianni De Simoni, storico direttore de La Provincia. All’iniziale opera di conservazione, valorizzazione e divulgazione del dialetto comasco, grazie alla vena poetica di Piero Collina, la Famiglia Comasca guidata da Piercesare Bordoli ha lanciato innumerevoli iniziative benefiche a favore della città e dei comaschi: dal concerto di Capodanno a “Per una città più pulita”, dal monumento a Papa Innocenzo XI (di Eli Riva) agli aiuti all’ospedale Sant’Anna , dai gemellaggi al “Patria”, dai libri agli alberi, fino al “Siamo tutti comaschi” per l’amicizia con le altre associazioni dei gruppi regionali presenti sul territorio.

Elena, Piercesare e altri personaggi del passato recente e remoto - come il Felice Baratelli della Stecca e la Bruna Cantoni del Grande cuore di Como, ma l’elenco è molto più lungo - hanno tessuto quel filo che lega i comaschi per sempre e che fa di Como una città speciale perché ci vivono comaschi speciali.

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