Mercoledì 05 Febbraio 2014

Quando all’estero

facciamo gli italiani

Ormai vedere dei cattivi comportamenti in un’aula parlamentare per noi Italiani sta diventando un’abitudine. Una cattiva abitudine. Ieri il nostro presidente della Repubblica, che comunque la sia pensi è il Capo dello Stato e rappresenta noi tutti, era l’ospite d’onore del Parlamento europeo in una seduta solenne nel corso della quale doveva pronunciare un discorso assai impegnativo sul futuro dell’Unione e dell’euro.

Da notare che Giorgio Napolitano a Bruxelles, dove ha passato tanti anni come parlamentare europeo, è una personalità larghissimamente stimata e onorata, come del resto un po’ in tutto il mondo.

Ebbene, proprio mentre parlava, il Presidente è stato interrotto dalle urla anti-euro di un gruppetto di europarlamentari italiani della Lega che innalzavano cartelli, striscioni e cose del genere. I leghisti, tra cui il segretario politico Salvini, sono stati zittiti e contestati dai loro colleghi che, al termine della seduta, hanno invece tributato in piedi un lungo applauso a Napolitano. Brutta figura, brutta scena, pessima immagine per l’Italia. Ve l’immaginate un francese, un tedesco, un inglese che contestano il loro presidente o la regina nel bel mezzo di una cerimonia di questo tipo? Non accadrebbe mai perché in altri paesi il senso nazionale è sempre prevalente sullo scontro politico. Da noi no. Almeno non da un po’ di anni, perché in altri tempi questo rispetto c’era.

La scena di Bruxelles non può non essere messa insieme a quelle altrettanto brutte che abbiamo visto negli ultimi giorni a Montecitori. Adesso poi, se i deputati si scontrano in aula, continuano a darsele sulla Rete dove le espressioni insultanti, di odio , di disprezzo si moltiplicano attivando in un frullatore di spazzatura che sporca tutto e tutti. La Rete ribolle di cattivi sentimenti: purtroppo dobbiamo prenderne atto. Quando Grillo, facendo idealmente l’occhiolino ai suoi militanti di sesso maschile, chiede: «Cosa fareste con la Boldrini in auto?», sa benissimo che li sta eccitando alla battuta volgare, offensiva, sessista.Fin dove vuole arrivare? In tutto ciò le donne sembrano un oggetto privilegiato di attacco: chi le maltratta in aula, sia pure per difendere l’intangibilità del banco della presidenza, e chi le offende a voce o dietro uno pseudonimo su Twitter o Facebook. E questo è sicuramente uno degli aspetti più odiosi.

Ma fuori del Palazzo la crisi morde, fa male, produce disperazione e amarezza, è facile che generi risentimento, astio, odio, tutti sentimenti negativi che hanno nella Rete un luogo di sfogo e di diffusione enorme. A differenza di ieri, se qualcuno vuole insultare il presidente del Consiglio può farlo direttamente: basta che gli scriva su Twitter. Ma se questo è, bisognerebbe che la politica non eccitasse gli animi per cavarne un profitto elettorale, non strumentalizzasse il disagio, non desse il cattivo esempio e insieme fosse più rigorosa con se stessa.

Questo parlamento deve avere la consapevolezza di essere un assemblea di nominati, e in qualche misura deve farselo perdonare da un Paese che non tollera più la Casta. A maggior ragione dunque i politici, soprattutto quelli dell’antipolitica, devono aver presente il rischio che corriamo, e cioè che le istituzioni si pieghino sotto il peso della protesta e della mancanza di credibilità.

Andrea Ferrari

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