Scontenti ma appesi
ai miracoli dello sport

Chissà che bel macello: chissà se l’assessore Cavadini sentirà gli improperi degli automobilisti che magari devono andare a lavorare, perché non tutti riposano alla domenica...» Non sono pochi i comaschi che la pensano come la signora Luisa che ieri ha commentato sul nostro sito web la notizia delle strade chiuse per il Giro di Lombardia. E in effetti, soprattutto chi oggi deve lavorare, dovrà patire qualche disagio, modificare le proprie abitudini, mettere in conto che gli spostamenti saranno più complicati del solito. Ciò detto c’è anche l’altra faccia della domenica. Già perché questa sarà una giornata speciale per godersi una Como, se possibile, ancora più bella e vivibile di come la conosciamo.

La gara, lo raccontiamo da giorni, ci regalerà una città, perlomeno nel pomeriggio, senz’auto. Non è un test in vista di modifiche importanti alla viabilità, ha tenuto a precisare l’assessore Daniela Gerosa. Ma è certo che l’atmosfera di oggi, sia pure legata a un evento eccezionale come il Giro, non potrà non rinverdire le suggestioni legate soprattutto alla pedonalizzazione del lungolago. Un progetto impossibile? Forse no, il Comune lo scorso anno ha dato mandato agli esperti di valutare uno scenario del genere e proprio nei prossimi giorni verrà presentato alla giunta l’esito di questo approfondimento. Può essere che tutto finisca in nulla, la sensazione però è che non verrà lasciata cadere quella che pare un’occasione per consentire alla nuova Como, quella del turismo e della cultura, di fare un altro salto in avanti. Se quindici anni fa c’è riuscita, nonostante le inevitabili proteste di una parte della città, l’amministrazione Botta è immaginabile rinunciarci oggi che è decisamente più matura la consapevolezza di ciò serve alla città per diventare più accogliente e vivibile? Semmai la giunta Lucini dovrà calibrare bene, con il supporto dei tecnici, come minimizzare i disagi (il nodo più problematico è la viabilità sulla Lariana) e allo stesso tempo valutare la strategia migliore per convincere la maggioranza dei comaschi che si tratta di un buon affare per tutti, non solo per i patiti delle biciclette o per gli ultra ambientalisti.

Si tratta di una dimensione nuova della città che chiama tutti noi a una sfida prima di tutto culturale. Il cambiamento è faticoso ma inevitabile e tornare indietro non si può. Pensiamo al caso di piazza Cavour: sino a qualche anno fa era pacifico per tutti che fosse utilizzata come un parcheggio durante il periodo natalizio; oggi, giusto per dare l’idea di come è mutato il modo di pensare, i comaschi non hanno esitato a lamentare la sosta per un paio di giorni nel salotto cittadino dei mezzi pesanti che accompagnano l’organizzazione del Giro. Ciò che ieri era consuetudine oggi suona come un vero e proprio sacrilegio. Qualche disagio, come detto, oggi sarà inevitabile, ma guardiamo anche ai pro. Lo spettacolo di una giornata di sport e anche, circostanza non secondaria, qualche lavoro straordinario in più per le nostre strade. Ci voleva il Giro? Forse sì, ma in Italia, si sa, solo lo sport fa miracoli e bisogna tenerseli stretti. Pensiamoci, prima di imprecare, se saremo costretti a lasciare l’auto in garage.


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