Se a Como nuota
il disprezzo di qualcuno

Se a Como nuota il disprezzo di qualcuno

Passi l’antipatia per la stampa. Tra luoghi comuni, narrativa e fiction, la scarsa propensione a fidarsi dei giornalisti e, quindi, a ignorare le loro richieste, anche per via di un concorso di colpa non indifferente da parte della categoria, è quasi comprensibile, ancorché scarsamente condivisibile (e norme alla mano non accettabile). Ma come la mettiamo con il disprezzo verso la città? Quando un assessore, nei fatti, dimostra la sua totale disistima – oltre che una considerazione al di sotto dello zero - verso gli stessi cittadini che lo hanno votato, quale dovrebbe essere la conseguenza più logica? Può un siffatto amministratore rappresentare degnamente Como? Oppure sarebbe opportuno pretendere da lui le dimissioni? E, se non le dà, pretendere che sia il sindaco ad allontanarlo?

Parlando dell’operato di Francesco Pettignano (l’assessore che una volta si è pure dimesso, ma solo perché aveva la certezza di venire richiamato in giunta dopo aver cambiato casacca, passando da Forza Italia a Fratelli d’Italia) quelle qui sopra suonano come domande retoriche. Eppure l’ultima impresa del nostro merita di essere raccontata, così da avere ulteriori elementi per rispondere con cognizione di causa ai suddetti quesiti.

Da venerdì 17 luglio, giorno in cui il Comune ha dichiarato decaduta la Pallanuoto Como dall’aggiudicazione della piscina di viale Geno, chiediamo all’assessore di conoscere le sorti di quella struttura. Nuovo bando di gara? Aggiudicazione agli unici concorrenti, ovvero alla Como Nuoto? Altre ed eventuali? A questi quesiti non ha mai dato risposta. Non l’ha data a noi e – come detto – passi pure: non siamo i fan più accaniti dell’assessore ed è comprensibile che lui non ci ami (anche se dovrebbe ricordarsi che è un pubblico amministratore, e che il Comune non è la depandance di casa sua, quindi ha un dovere nei confronti anche della stampa), ma non l’ha data neppure alla città. Ieri abbiamo scoperto che le sorti della struttura erano già da giorni formalmente decise. Di più: formalmente inserite in un provvedimento pubblico. Ma tenuto riservato. Cioè: l’assessore ha ritenuto che fosse giusto che la città restasse all’oscuro delle decisioni della pubblica amministrazione su un bene pubblico come la piscina di viale Geno. Si badi bene, l’unica nota ufficiale di Palazzo Cernezzi sulla vicenda recita testualmente così: «Gli uffici competenti, in seguito alle verifiche effettuate, oggi hanno comunicato a Pallanuoto Como la conclusione del procedimento di decadenza dell’aggiudicazione per il compendio sportivo di Villa Geno a causa di discordanze rispetto al numero di tesserati agonisti dichiarati». Punto. Nient’altro.

Voleva farci un dispetto l’assessore? Avrebbe potuto incaricare l’ufficio stampa di comunicare coram populo – e non solo a noi – l’avvenuta aggiudicazione alla Como Nuoto. Invece nulla. Tale è la disistima dell’assessore verso i suoi cittadini, che ha preferito tenere questa informazione segreta. Non volendo pensare male, ovvero che il motivo del silenzio possa essere legato al fatto che uno dei contendenti della gara sia stato candidato consigliere dello stesso attuale partito di Pettignano, dobbiamo concludere che in Comune siede un amministratore che non ritiene i suoi concittadini meritevoli di essere informati su cosa accade. Ecco, alla luce di tutto questo, e considerando che l’esecutivo in Comune è di nuovo alle prese con l’ennesimo (in questo caotico, pasticciato a tratti sconsolante mandato elettorale) cambio di formazione, che si colga la palla al balzo. E si indichi all’assessore la via d’uscita da Palazzo: dimissioni. Solo andata, senza ritorno.

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