Se anche il brivido

diventa una risorsa

Benvenuti sul lago del brivido. Da sempre il Lario nasconde 416 metri di misteri, quelli che ne fanno il lago più profondo d’Italia e quinto in Europa. Basta questo banale (ma non troppo) dato orografico per capire che l’approdo sulle nostre rive del Noir in Festival, presentato ieri al Teatro Sociale da chi - Consorzio Como Turistica, Amici di Como e Associazione provinciale albergatori - ha lavorato lunghi mesi per organizzare lo sbarco, va festeggiato come un arrivo in porto (ce lo ricorda anche il lago che in questi giorni si è ripreso piazza Cavour) dopo 25 anni di navigazione a gonfie vele, tanti ne ha alle spalle la kermesse organizzata da Marina Fabbri e Giorgio Gosetti. E’ nato un binomio che può portare importanti e reciproci vantaggi.

Aldilà di auspicati effetti tangibili - il festival si tiene a dicembre, quindi, abbinato alla Città dei balocchi, è l’occasione che gli operatori del turismo aspettavano da anni per “allungare la stagione”, mentre i direttori della kermesse potranno intercettare un pubblico più ampio e popolare di quello che hanno avuto per un quarto di secolo nell’esclusiva Courmayeur - si profila all’orizzonte la possibilità di realizzare una vocazione che accomuna l’evento e il luogo che lo ospiterà. Il più importante festival italiano dedicato al cinema, nonché alla letteratura e al fumetto di genere, si terrà in riva al lago da cui hanno tratto ispirazione personaggi come Alfred Hitchcock, che qui girò diverse scene del suo primo film e tornò in vacanza (creativa) per tutta la vita, Mary Shelley, che lo cita in ben tre libri mentre due riduzioni cinematografiche ispirate al suo “Frankenstein” sono state ambientate da queste parti, per non parlare degli scrittori dell’ultimo secolo abbeveratisi all’inesauribile fonte del Lario e dei laghetti brianzoli. Un nome su tutti, Giorgio Scerbanenco, che nella villa Magni Rizzoli di Canzo da il “la” all’azione del suo romanzo più importante, “Venere privata”. Noir in Festival, lasciando le nevi della Val d’Aosta per la Lombardia, si appropria dei luoghi dello scrittore di origine ucraina - nella “sua” Milano si terrà una serie di retrospettive in collaborazione con lo Iulm, mentre il Teatro Sociale e La Lucernetta ospiteranno le sezioni principali - e proprio scorrendo l’elenco dei vincitori del premio Scerbanenco, che Gosetti & C assegnano dal 1993 all’autore del miglior libro giallo/noir pubblicato in Italia nell’anno precedente, si possono immaginare alcune delle mille connessioni che potranno favorire il radicamento del festival sul territorio lariano e portare a una più vasta affermazione presso il pubblico nazionale e internazionale, mediato anche dai numerosi giornalisti che seguono il festival, dei misteri connaturati al nostro lago, quelli che ispirano Davide Van De Sfroos e Andrea Vitali e, prima di loro, il notevole repertorio di leggende popolari che qualche hanno fa raccogliemmo in un libro abbinato al giornale.

Dicevamo del premio Scerbanenco: la seconda edizione la vinse Tiziano Sclavi, il “papà” del più noto fumetto italiano che si muove tra horror, giallo e noir: Dylan Dog. Se a Sclavi si deve l’invenzione del personaggio, la fisionomia è invece merito del disegnatore lariano Claudio Villa. E a settembre “l’indagatore dell’incubo” compirà trent’anni: bisognerà celebrarli. Altro vincitore del Scerbanenco fu, nel 2011, Gianni Biondillo, che dopo l’estate uscirà con un nuovo romanzo ambientato in gran parte a Como e dedicato ad Antonio Sant’Elia... Coincidenze o segni di un destino, quello dell’incontro tra il lago e il festival de brivido, che era giusto si compisse?


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