Lunedì 18 Novembre 2013

Se il paese uccide

i sogni dei giovani

Non è un mistero il disprezzo dei tedeschi per l’indifferenza con cui il cittadino italiano seguita a tollerare il malcostume imperante nella vita pubblica del nostro paese.

Certo, la cosa può infastidirci, ma, con un minimo di onestà intellettuale, bisogna riconoscere che il degrado dell’etica pubblica rispecchia pari pari l’atonia morale di tanti comportamenti privati. Agli occhi degli stranieri siamo un paese in cui regna approssimazione, superficialità e furbizia. Per le imprese straniere investire in Italia è diventato un azzardo: per tanti motivi, non solo per la lentezza della burocrazia, per la rapacità del fisco, per lo sfascio della giustizia, come favoleggiano i più ottimisti. C’è dell’altro. Ad esempio, il vizio italico di cercare favori o protezioni è talmente radicato da essere diventato un veniale peccatuccio di scafati furbacchioni.

Ci sono tanti italiani che sono soliti dividere il mondo in furbi e in fessi dove, naturalmente, i fessi sono sempre gli altri. La nostra quotidianità è costellata di episodi in cui soccombe il merito e prevale il privilegio. Ogni abuso serve a legittimare quello successivo e cerchiamo sempre qualcuno disposto a chiudere un occhio. La fuga dei cervelli è la conseguenza della resistenza dei pochi a piegarsi alla logica perversa dei tanti per i quali lo sdegno del cittadino è ormai scaduto a semplice moto dell’animo. La vocazione endemica del cittadino resta quella di sottrarsi alle regole: la stretta di mano al più bravo resta una chimera in un paese ormai privo di identità che da tempo ha smarrito le sue coordinate morali.

Oggi il clientelismo ha solo cambiato pelle: diciamo pure che è mutata la “domanda sociale” del tipo di protezione. La “tangente” si è ormai “istituzionalizzata”: per tanti rappresenta l’equo compenso per un sostegno, il corrispettivo per un favore e non manca chi ha perfino l’ardire di definirla “provvigione”. Al cospetto della tangente, la raccomandazione ha acquistato le candide sembianze di una illegalità innocente, definitivamente assurta al rango di legge. Per questo motivo, la Costituzione è diventata un beffardo florilegio di norme dal sapore escatologico: regole, cioè, di un altro mondo. Bisogna ammetterlo: un paese che non tutela il merito è un paese che, dopo avere disilluso i vecchi, ha finito per frodare i giovani ai quali è stato sottratto il gusto di sognare e di credere che il loro futuro fosse il risultato di una competizione giocata in modo leale.

La deriva etica del nostro paese ha reso normale ogni illegalità e, malgrado le continue geremiadi, assistiamo impotenti all’impunità di una casta i cui privilegi diventano l’alibi di un’intera società che seguita ad insegnare ai giovani che è importante frequentare le persone “giuste”, i partiti “giusti” e, perchè no, anche le associazioni “giuste”. In fondo, è questo il vero fallimento del nostro paese che è un fallimento morale prima ancora che economico. Dovremmo insegnare ai giovani a leggere, ad avere ideali, spirito critico e coraggio intellettuale rifuggendo dal servilismo dei loro padri per i quali essere onesti ed essere fessi, in fondo, è la stessa cosa.

Antonio Dostuni

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