Se la neve ci manda
fuori strada

Ma in Scandinavia o in Russia come faranno? Dove la neve se tutto va bene arriva ad ottobre e va via ad aprile. Come faranno dove c’è la notte polare?

Da queste parti bastano pochi centimetri per bloccare gli autobus (giovedì pomeriggio Civiglio è rimasta semi isolata), chiudere le scuole (è accaduto ieri al Monnet di Mariano), letteralmente paralizzare la circolazione dei treni. E non collegamenti da poco se è vero che ieri, a causa dei rami caduti sui binari, la linea Chiasso-Como-Milano è stata bloccata per quasi tutta la giornata. Sembra un paradosso: più la tecnologia ci fa sentire onnipotenti, più le previsioni meteo diventano precise (per lo meno sulla carta) e più ai primi fiocchi ci sentiamo fragili, indifesi.

Certo, molti nostri concittadini, lo si desume dai social network ma anche al bar, attendono con il sorriso l’arrivo della neve. Di sicuro si divertono i bambini che spesso saltano le lezioni e si danno alla pazza gioia, rotolandosi nella neve. Sembra proprio che il buon Dio la neve l’abbia inventata per loro. C’è anche chi la teme ma in genere porta allegria. E anche psicodrammi. Dalle maestre che si alzano in piena notte a cercare il sale da cucina per timore che i piccoli possano farsi male all’entrata della scuola. In genere i bimbi invece non si fanno mai male quando cadono sulla neve, perché saltano come palle di gomma.

Ci sono poi quelli che telefonano in Comune per chiedere come mai lo spalaneve è passato dalla via vicina, che è privata e invece nella loro hanno scaricato la neve sull’entrata e non si può più nemmeno uscire di casa.

Altri che molto elegantemente richiamano la necessità dei lavori forzati. «Con tutta la gente che manteniamo e che sta nelle piazze a bere tutto il giorno, perché non vanno a spalare la neve dove c’è bisogno?». Non si capisce mai se gratis o a pagamento.

Un tempo consigliava agli automobilisti di non mettersi in viaggio nel caso di una nevicata, almeno il primo giorno. Si suggeriva di utilizzare i mezzi pubblici. Unico problema: i mezzi pubblici quando nevica hanno gli stessi problemi delle automobili. Perché non sta scritto da nessuna parte che le macchine non possano fermarsi.

Certo se un’auto si arresta su una strada in Siberia è plausibile che l’autista venga ritrovato al disgelo primaverile, ma ogni volta che a Como arriva una spruzzatina sembra che siamo alla vigilia di una vera e propria calamità. Tutti reclamano. Esigono e pretendono. È giusto che le strade della Val d’Intelvi siano percorribili, ma le risorse per spalare la neve devono essere messe a bilancio da enti che non siano fantasma. Istituzioni in via di scomparsa dovranno essere sostituite da altri enti che si è deciso di conservare in piena efficienza. Il denaro però non deve mancare per favorire la circolazione delle persone e delle merci e quindi anche per l’emergenza neve.

I cittadini protestano, si alterano per il ritardo dei mezzi pubblici. Si arrabbiano se non viene sparso il sale e se viene usato si lamentano un’altra volta perché si formano le buche. Molti suggeriscono soluzioni, ma è difficile trovare tra chi critica il volontario civico della pala. Quello che in ogni condominio, in ogni scuola materna, in ogni ufficio, arriva armato: in silenzio e senza proclami si rimbocca le maniche e cerca di risolvere almeno un piccolo problema. Poi nei prossimi giorni, le condizioni meteo favoriranno il disgelo.

Come si è sempre fatto anche nel passato. Si aspettava il favonio e il sole delle imminenti primavere. Dio vede e provvede.

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