Domenica 01 Giugno 2014

Se un anno d’impresa

è come un secolo

Una volta i premi alla carriera si consegnavano al termine della medesima. Impiegati modello arrivati alla svolta della pensione, aziende sopravvissute a ogni capriccio del mercato, scrittori giunti all’apice di una bibliografia importante, attori e attrici abituali frequentatori del piccolo e del grande schermo. Oggi, con l’eccentricità tipica dei tempi, i premi si danno invece all’inizio della carriera e, per quanto bizzarra, l’iniziativa non è del tutto campata per aria.

Lo dimostrano i riconoscimenti distribuiti sabato dalla Cna di Como: accanto alle imprese artigiane più longeve, ovvero attive da sessant’anni o giù di lì, sono state premiate anche quelle aperte nell’ultimo anno, per la precisione dal 2013.

Segno dei tempi, come dicevamo. Con tutto il rispetto per chi naviga da decenni del mondo del lavoro, oggi l’eroismo sta soprattutto nella volontà - o incoscienza, la chiamerebbe qualcuno - di varare una nuova barca in acque tanto agitate. Tutto, all’apparenza, sembra sconsigliarlo: la congiuntura economica, le politiche che faticano a indirizzarsi verso un coerente sostegno all’imprenditoria, le incertezze della globalizzazione, perfino l’arrembante rinnovarsi della tecnologia che, nel creare promesse e opportunità, a volte consegna repentinamente all’oblio investimenti e speranze. Azzeccare un’iniziativa imprenditoriale equivale oggi a risolvere un rebus con mille varianti che, spesso, cambiano mentre stiamo impostando il problema. Un premio alla longevità lavorativa riconosce l’avvedutezza della gestione a lungo termine. Quello assegnato alle imprese neonate ne certifica la capacità di navigare a vista, ovvero quel talento quasi magico – a volte bisognoso del sostegno della fortuna – di individuare l’idea vincente, solida, in mezzo a tanti spunti che, all’apparenza interessanti, si riveleranno poi inconsistenti e fuggevoli.

I grandi industriali, i fantasiosi artigiani del passato, che del “mestiere” spesso hanno fatto un’arte, meritano tutta la gratitudine e l’ammirazione del mondo. Quelli che incominciano oggi perfino qualcosa di più, perché già sappiamo che il loro cammino sarà durissimo: concorrenza globale, regole stringenti, fiscalità esosa e complicata. Il mese di giugno condurrà cittadini e aziende attraverso le rapide di durissime quanto confuse scadenze contributive: solo un memorandum per chiarire quanto sia difficile, in queste condizioni, anche solo pensare di buttare se stessi in un’idea, in una speranza commerciale. Eppure ogni giorno arrivano notizie di imprese che, in un modo o nell’altro, e in alcuni casi procedendo lungo sentieri davvero sorprendenti, approdano al successo, infliggendo alla crisi schiaffi non solo morali. Vero è che il bollettino non è tutto positivo: per alcuni che ce la fanno altri vedono franare le speranze e si ritrovano costretti alla resa. Altrettanto vero è che non basta desiderare la fine della crisi perché questa svanisca e lasci il campo libero, incontrastato, alla ripresa.

Ma resta in noi la convinzione che, oggi come mai, l’iniziativa imprenditoriale vada applaudita e sottolineata in tutti i modi. Con un articolo di giornale, con un premio di associazione, con il più generale apprezzamento dell’opinione pubblica e della comunità. A furia di parlare di coraggio, creatività, ostinazione e dedizione, qualcuno finirà per accorgersi che queste cose, tanto per cambiare, vanno aiutate e non considerate sempre con sufficienza e sospetto.

Mario Schiani

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