Tangenziale, Como senza

strategie comuni

Il pedaggio? Sì, poi no, poi forse, alla fine sì (come inizialmente previsto) con lo zuccherino degli sconti. Il secondo lotto? Sì, poi no, poi sì ma non ci sono i soldi, poi i soldi sono stati trovati, poi meglio l’altro percorso, alla fine (come previsto) né soldi né progetto. Diciamocelo, sulla vicenda della tangenziale i comaschi hanno avuto la chiara sensazione di venire presi per il naso. Tutto ci si poteva aspettare meno che un valzer tanto frenetico di posizioni diverse, a pochi giorni dall’apertura del primo tratto.

Contiamo poco, la distrazione di chi rappresenta costa cara (ma dov’erano i nostri consiglieri regionali quando è stato cancellato il completamento della tangenziale?) e abbiamo il vizio di dividerci proprio lì dove, al contrario, il territorio dovrebbe essere compatto per far sentire la propria voce con maggiore forza.

In città potremmo organizzare una mostra con le occasioni perdute a causa di veti che hanno poco in comune con l’interesse generale.

Pensiamo, giusto per citare un caso cittadino emblematico, al recupero della Ticosa: a cosa hanno giovato divisioni e polemiche se non a lasciare l’area lì com’è abbandonata da più di trent’anni? Ancora meno comprensibile, per tornare alle vicende degli ultimi giorni, la vicenda del percorso della tangenziale. Su cui, come noto, il territorio comasco procede in ordine sparso a dispetto dei tavoli e dei tanti bla bla sul fare squadra a livello istituzionale.

C’è il partito di quelli che tifano per la realizzazione del secondo lotto (progetto definitivo già approvato dal Cipe) così come inquadrato nell’accordo di programma del 2009.

E poi ci sono quelli che, invece, vogliono completare la tangenziale nell’ambito della molto futuribile autostrada prealpina Varese-Como-Lecco, un’opera che a naso rischiano di vedere i figli dei nostri nipoti (la previsione è di realizzarla totalmente a carico dell’attuatore privato). I due partiti si parlano, si incontrano ma non c’è possibilità che si mettano d’accordo e il risultato è tragicomico se è vero che il Comune di Como nulla ha saputo del voto in consiglio regionale sino a quando, acquisendo la documentazione per il Pgt, ha preso atto del fattaccio. Ognuno sembra andare in ordine sparso e a tutti, nel complesso, sembra mancare una strategia comune precisa, capace di andare al di là del giorno per giorno.

E dire che su temi come questi, così importanti per le implicazioni che hanno dall’economia all’ambiente, sarebbe il minimo pretendere dalla classe dirigente del territorio, che non è fatta soltanto dai politici, idee chiare e concretezza.

Anziché il patetico balletto dei soldi che vanno e vengono, sarebbe utile sapere pro e contro delle diverse soluzioni e come s’intende, eventualmente finanziarle. Senza sotterfugi e senza ambiguità.


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