Tessile: la capacità  di continuare a sognare

Tessile: la capacità

di continuare a sognare

Il tessile, finalmente. Cenni di risveglio, che non significano magari la fine delle preoccupazioni, per qualcuno dell’incubo. Ma raccontano con maggiore forza e speranza qualcosa che in fondo c’è sempre stato: la capacità di continuare a sognare.

Nella congiuntura che Unindustria Como ha elaborato sul secondo semestre del 2017, appare questa novità tanto attesa. Si parla di incremento significativo di ordini, di produzione e fatturato per tutta l’industria – primo elemento positivo - e questo trend caratterizza anche il tessile, altro dato importante.

Finalmente, appunto, perché lo scorso anno nella prima parte era stato particolarmente duro per il comparto. Doppiamente duro, perché le aspettative erano elevate. Invece, sono state frustrate almeno fino alla stagione estiva, pur con tutti i distinguo del caso: perché ci sono aziende, all’interno del distretto, che hanno avuto sorti anche molto diverse.

Finalmente e proprio adesso, questo verdetto più incoraggiante. Proprio adesso che si sono vissuti momenti se non di grazia, vivaci e carichi di energia come Milano Unica. Che si sta affrontando la tappa di Parigi. Sono i primi, strategici test dell’anno in corso, ma procedono anche sulla spinta di quello che si è concluso. Un anno problematico, anche per via dell’aumento dei prezzi della seta greggia cinese, ma le imprese hanno affrontato e stanno affrontando questo.

Non ha mai smesso lottare il distretto tessile lariano, ha continuato a scommettere sul futuro (si pensi all’impegno per avere una formazione adeguata nelle scuole), eppure ci sono due ostacoli che lo mettono duramente alla prova. Uno riguarda proprio il suo caso specifico ed è la questione tracciabilità. Paradossalmente la maggior sofferenza di Como è legata al fatto di avere una filiera tessile così integra e di non poter contare su alcuno strumento per renderle merito e trasparenza. La battaglia del “made in” è arenata nelle sabbie mobili dell’Europa. La tracciabilità che parrebbe così semplice – l’etichettatura del latte è un esempio tangibile e invidiato dagli imprenditori tessili – resta un traguardo ancora lontano.

Un’ingiustizia, che pesa sul lavoro quotidiano nelle nostre aziende e le penalizza.

C’è poi l’altro ostacolo, che più che altro è un peso, o meglio un macigno. E questo è in comune con gli altri settori. Lo descrive bene nel suo racconto da Parigi l’imprenditore Claudio Taiana: alla fiera francese, anzi mondiale, gli italiani sono i numero uno, ma chi segue in termini di numeri, di presenze? La Turchia. Oppure il Portogallo. Paesi, o meglio competitor non per qualità, ma che operano in condizioni ben diverse dalle nostre.

E qui viene in mente una parola scandita dal presidente di Unindustria Como Fabio Porro in vista di un appuntamento importante domani a Verona: le Assise generali di Confindustria. Un’occasione per confrontarsi e mettere al centro ciò che serve all’impresa e dunque all’Italia, messaggio poi da consegnare ai partiti per il 4 marzo. E in fondo a tutti i cittadini, perché solo questa consapevolezza offre una via d’uscita.

La parola è competitività. Occorre una politica per ritrovarla, coltivarla, farla crescere. Le aziende non possono combattere ad armi impari verso concorrenti che hanno tutt’altro scenario, ben altri costi e oneri. Soprattutto, non possono farlo da sole.

Altrimenti riusciranno a rialzare la testa, come sta facendo ora tra mille fatiche un distretto tessile tra i più ammirati al mondo, anche perché ha legato la sua reputazione a una fibra nobile e affascinante come la seta. Ma ci sarà sempre qualcosa, qualcuno che lo metterà alla prova ancora. Che proverà a strappargli quella forza straordinaria di sognare e creare.


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