Traffico e Como fu  siccome immobile

Traffico e Como fu

siccome immobile

Una canzone di Lucio Dalla, non delle più note, dice che “c’è molta poesia a stare zitti se non si ha niente da dire”. Azzeccatissima per la situazione del consiglio comunale “sconvocato” per mancanza di argomenti da discutere, ma anche perché il brano in questione del compianto cantautore bolognese contiene, nel titolo, la parola “disperazione”, ottima descrizione dello stato d’animo della città e, in particolare, degli automobilisti che la percorrono tutti i giorni.

L’inchiesta che il vostro quotidiano sta producendo sui problemi del traffico a Como può apparire il classico “pestar acqua nel mortaio” dato che le questioni sono sempre le stesse da anni. La sensazione, però, suffragata dai dati che i nostri cronisti mettono in pagina tutti i giorni, sembra peggiorata. Sarà per colpa della pioggia di un autunno più bagnato rispetto agli anni precedenti che costringe all’utilizzo dell’auto anche chi, con il bel tempo, ne fa a meno. Sarà anche l’afflusso di turisti e visitatori a Como e sul lago che, per fortuna o purtroppo a seconda dei punti di vista, non conosce tregua neppure nella stagione delle foglie morte.

Tutto questo per dire che ci sarebbe materia anche per parlarne a palazzo Cernezzi dimostrando perlomeno ai cittadini che vi è attenzione su una delle nostre piaghe cicliche che oltre a mettere a durissima prova i nervi degli automobilisti contribuisce in maniera determinante a rendere pessima la qualità dell’aria che respiriamo. Una questione non secondaria ma ferma, proprio come il traffico e l’attività del consiglio comunale.

La soluzione, si sa, è difficile da trovare. C’entra la morfologia di Como, la posizione della città che la rende punto obbligato di attraversamento di persone e merci che non partono e non arrivano qui. E con tutto questo ha a che fare la vergogna della tangenziale moncherino. Certo, non raccontiamo nulla di nuovo. Ma non fa male ribadire che con il completamento della strada che dovrebbe congiungere Villa Guardia e Albese con Cassano, sul più che congestionato asse ovest-est, buona parte dei nostri guai sarebbero stati risolti. Il problema è che la Regione Lombardia, al di là dei tanti proclami di coloro che si sono seduti al piano più alto del Pirellone e del palazzo che ne ha ereditato le funzioni, ci ha voltato le spalle. Ma spesso anche il territorio, nelle sue rappresentanze più autorevoli ha dimostrato di non credere molto alla possibilità di realizzare l’opera, dimostrando una scarsa lungimiranza. Certo, il secondo lotto è ancora all’ordine del giorno, quasi più per inerzia che non per convinzione. La presenza al governo di forze politiche che perseverano in un atteggiamento luddista nei confronti delle infrastrutture strategiche poi non aiuta.

E allora, in attesa che maturino le nespole della tangenziale completa non basta mettersi a sonnecchiare sotto l’albero. Occorre un’iniziativa in grado di mettere in campo interventi tampone che deve partire dal capoluogo ma coinvolgere anche i comuni di cintura, quelli che con la città definiscono il territorio ideale di una “grande Como” che coincide con l’”Area vasta”. Andrebbero individuati interventi comuni in termini di politica della sosta, con la realizzazione di nuove aree esterne alla convalle in cui convogliare anche in maniera forzosa i veicoli che entrano in città una volta realizzato un servizio di trasporto pubblico in grado di rispondere a nuove esigenze di mobilità. Oggi anche l’area a traffico limitato è intasata di auto in transito e sosta. Un altro elemento su cui avviare una riflessione perché alla lunga si rischia di perdere l’appeal oggi esercitato dal centro storico chiuso, almeno sulla carta, al traffico veicolare e a misura di pedone turista.

Ovvio e risaputo poi il ruolo del treno, con la valorizzazione del nodo Valmulini -vecchio Sant’Anna.

Anche in questo caso si potrebbe valutare un trasferimento di alcuni funzioni strategiche che oggi attraggono il traffico in convalle nell’area dell’ex ospedale. Davvero pensiamo che spostare il municipio in Ticosa sia la risposta migliore?

Insomma spunti ce ne sarebbero anche per una serie di consigli comunali convocati ad hoc sul tema e magari allargati alla partecipazione degli amministratori dei centri confinanti con Como. L’importante è muoversi. In tutti i sensi, sia per la maggioranza sia per l’opposizione di palazzo Cernezzi. Perché il manzoniano “ei fu siccome immobile” può anche essere interpretato in un altro modo.

f.angelini@laprovincia.it

@angelini_f


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