Giovedì 25 Febbraio 2010

La Procura contro Rinaldin:
fa di tutto per rinviare il processo

COMO Roberto Formigoni ha confermato ieri pomeriggio la presenza in lista, per le prossime elezioni regionali, del consigliere uscente Gianluca Rinaldin. Che l'ha scampata bella davvero. Il governatore ha detto: «Abbiamo stabilito di non ammettere in lista chi è stato rinviato a giudizio, e questo non basta per stabilire la colpevolezza. Significa che abbiamo escluso gente che non è ancora colpevole e quindi non vengano a raccontarmi che non sono criteri severi. Sono molto severi». Il rinvio a giudizio di Rinaldin doveva decidersi ieri, davanti al gup di Milano Gloria Gambitta, chiamata a decidere se sottoporlo o meno a un processo.

Accusato di corruzione, truffa, di finanziamento illecito ai partiti e di falso, nell'ambito dell'inchiesta sulle presunti tangenti nel settore turistico del lago di Como, il consigliere ha ottenuto un nuovo rinvio ad aprile, ben oltre il "cancello" elettorale di fine marzo. Il giudice l'ha concesso al termine di una udienza piuttosto tesa, nel corso della quale i difensori di Rinaldin hanno chiesto che il suo accusatore Giorgio Bin - cui l'imputato aveva passato il testimone di assessore provinciale al Turismo - venga nuovamente interrogato in aula con la formula del cosiddetto "incidente probatorio", alla luce delle dichiarazioni rilasciate a La Provincia nei giorni scorsi. Bin, a suo tempo corrotto con un palmare, una carta di credito prepagata e qualche buono benzina (fu poi condannato a un anno e nove mesi) aveva rivelato di essersi inventato tutto, e di avere ingiustamente accusato il suo predecessore di avere intascato una mazzetta di 5000 euro. Il pm Frank Di Maio si è opposto all'audizione: ha spiegato ieri al giudice che non si può chiedere un incidente probatorio sulla base di notizie di stampa, e che quella della difesa è in realtà una strategia per allungare i tempi di conclusione dell'udienza preliminare fino a dopo le elezioni. Su Bin il tribunale si è riservato, ma se il pm ci ha azzeccato, l'imputato ha avuto quel che voleva: l'udienza è stata aggiornata al 16 aprile.

Tacciato dalla Procura di eccessiva «spregiudicatezza» e di una irrefrenabile «inclinazione ad aggiustare carte», l'ormai ex enfant prodige della politica comasca (oggi, dopo un mandato in provincia e uno in regione ne è un rappresentante "adulto") è chiamato a difendersi da contestazioni piuttosto pesanti, alle quali si è dichiarato completamente estraneo: oltre agli episodi di corruzione e truffa per i contributi pubblici erogati al Lido di Menaggio, Rinaldin (definito influente, dalla Procura milanese, anche in virtù delle 2251 tessere rimediate al partito «eludendone le regole di trasparenza»), è sospettato di avere truffato il Pirellone chiedendo 28.664 euro di rimborsi per spese fantasma, e di aver accettato finanziamenti illeciti (100mila euro) per la campagna elettorale 2005, a dispetto della dichiarazione «sul suo onore» depositata al collegio di garanzia elettorale.

a.cavalcanti

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