Martedì 09 Marzo 2010

Dopo il figlio arrestato,
nei guai l'ex questore di Como

COMO Sviluppi importanti nell'inchiesta che venerdì aveva condotto all'arresto dell'avvocato Giuseppe Caldarola, 31 anni, figlio dell'ex questore di Como, coinvolto in una inchiesta su un presunto giro di falsi permessi di soggiorno. Da Brescia, è rimbalzata la conferma del diretto coinvolgimento del padre Angelo, che oggi comanda la questura di Trento, nella quale fu trasferito sul finire del 2006. Angelo Caldarola è stato iscritto sul registro degli indagati della Procura bresciana con l'accusa di abuso d'ufficio per essersi attivato a favore del figlio avvocato: avrebbe fatto in modo di accelerare alcune sue pratiche ferme negli uffici della questura. Difficile descrivere l'impatto, soprattutto emotivo, determinato sia a Trento che a Como dalla notizia dell'avvenuta iscrizione sul registro degli indagati di uno tra i funzionari più apprezzati della storia recente della questura lariana. Quarant'anni di carriera all'attivo (esordì in Sardegna poco più che ventenne), Caldarola a Como si è distinto per una serie di lavori di ristrutturazione eseguiti a beneficio di uffici che iniziavano a sentire il peso degli anni, e per alcune prese di posizione particolarmente intense su alcuni temi piuttosto caldi, quali per esempio la necessità di dotare la città di uno spazio a disposizione per la preghiera dei musulmani. Di suo figlio, a Como restano poche tracce: avvocato da circa un anno, iscritto al foro di Reggio Emilia - dove la famiglia ha sempre vissuto - ebbe per un certo periodo anche una sorta di pied-à-terre professionale nello studio dell'avvocato ed ex assessore Paolo Gatto, ma in realtà i suoi interessi lavorativi orbitavano, da sempre, altrove.

f.angelini

© riproduzione riservata