Treni, ecco l'orario estivo
Restano i buchi del Cisalpino

Soltanto una corsa in più (alle 20.10 da Milano) per i pendolari comaschi. L'allarme dell'assessore regionale alle Infrastrutture: "La manovra finanziaria metterebbe in ginocchio il sistema ferroviario lombardo"

COMO - È tornato l'orario estivo ferroviario, presentato in Regione Lombardia dall'assessore alle Infrastrutture e mobilità Raffaele Cattaneo e dall'amministratore delegato di Trenitalia - Le nord Raffaele Biesuz. Il nuovo orario incrementa il servizio, con 40 corse in più - a livello regionale - e potenzia il cosiddetto «quadrante nord», quello che interessa i pendolari comaschi: da settembre sono previsti nuovi collegamenti in Valtellina, è già stato aumentato il numero delle corse tra Milano e Lecco mentre, da Chiasso e da Milano, in orario serale, partiranno due convogli in più, alle 19.00 dalla Svizzera e alle 20.10 dal capoluogo lombardo.

Per i pendolari comaschi cambia poco, pochissimo, se non per quei pochi ritardatari che potranno servirsi del 20.10 per rientrare a casa. I vuoti del Cisalpino (undici corse sparite alla fine del 2009, tra cui quelle utilizzatissime delle 6,58 e delle 9,15 da Chiasso e soprattutto quella delle 17.35 da Milano centrale, oltre a quella delle 20.10, rimpiazzata con l'orario estivo) non sono stati colmati, ma i pericoli per i pendolari comaschi arrivano oggi da tutt'altri nemici. Ne ha parlato lo stesso assessore regionale, mettendo in guardia dai rischi connessi agli ormai famigerati tagli della manovra finanziaria, destinati a intaccare ormai tutti gli ambiti della vita del Paese, trasporti compresi.

Così Cattaneo: «L'impatto sul trasporto pubblico di questa manovra, che mi pare non sia neppure caratterizzata da elementi di equità e proporzionalità condivisibili, è devastante. Si parla di minori trasferimenti per 314 milioni di euro su un totale di poco più di un miliardo che lo Stato destina a Regione Lombardia, quindi si tratta di un taglio netto del 30%. Evidentemente un taglio insostenibile. Dal punto di vista dell'impatto sui servizi ferroviari, significherebbe che verrebbero tagliati oltre 100 milioni al ferro e 200 alla gomma. Per dare un'idea concreta di cosa questo significherebbe, basta dire che il complesso delle 310 corse introdotte negli 11 mesi valgono abbondantemente meno della metà della totalità dei tagli che dovremmo introdurre. Quindi non si tratta di qualche razionalizzazione o di sprechi da sanare, ma di rendere impraticabile la gestione del trasporto ferroviario e del trasporto pubblico. Io credo che, in un momento di crisi economica come questo, colpire il trasporto pubblico locale e la possibilità concreta per molti cittadini di lasciare a casa l'auto risparmiando qualcosa sui magri bilanci famigliari sia un atto gravissimo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA