Sabato 31 Luglio 2010

Como: turisti sperduti
senza cartelli indicatori

COMO «Mi sono accorto che in città c'è una continua richiesta di informazioni rivolte dai turisti soprattutto alle persone che indossano una divisa, agenti di polizia locale, carabinieri, poliziotti». Parole dell'assessore comunale al turismo Francesco Scopelliti: un'affermazione assolutamente esatta e la spiegazione c'è. Anzi, non ci sono spiegazioni: non c'è un singolo cartello in centro Como che indichi ai turisti dove sono e dove possono andare. Quello che c'è, inoltre, come sempre, è in italiano, così che non è infrequente in questi giorni imbattersi in automobili con targhe svizzere, tedesche e francesi che si orientano nelle “vasche”, seguendo l'intricata segnaletica viabilistica, ignorando bellamente che tutto quello che stanno facendo è totalmente illegale.
D'altronde incontrano numerosi altri veicoli, anche pesanti, nostrani e, quindi, perché mai dovrebbero porsi il problema.
Il problema, invece, se lo pongono quei turisti a piedi che vorrebbero marciare senza essere costretti a impugnare la cartina ogni due secondi. Invece in ogni bivio della città murata spicca l'assenza di qualsiasi cartello che indichi, ad esempio, dov'è il lago, nozione scontata e pedante per i bravi comaschi ma assolutamente necessaria per un belga che è venuto a vedere giusto quello. Eppure nelle due “vasche” non v'è traccia di un cartello, neppure diretto al Duomo. «Dov'è il lago» e «Dov'è la cattedrale» sono sicuramente le domande più frequenti che un concittadino si sente rivolgere. Perché, come diceva l'assessore, i turisti si fidano maggiormente delle persone in divisa? Presto detto: perché sanno dare indicazioni, parlano almeno una lingua straniera e sono, generalmente, o cortesi o molto cortesi, tutt'al contrario del comasco medio che scantona oppure si spazientisce dopo un minuto speso a farsi capire a gesti e se ne va.

f.angelini

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