Mercoledì 29 Settembre 2010

Frontalieri paragonati ai topi
Il caso finisce in Parlamento

COMO - Tre ratti sul formaggio con i buchi. Uno si chiama Fabrizio, è di Verbania e fa il piastrellista in Canton Ticino. L'altro si chiama Bodgan, è rumeno, vive per combinare guai nel vicino Cantone e il terzo si chiama Giulio, dovrebbe rappresentare il ministro Tremonti che ha imposto agli evasori italiani di far rientrare i capitali nascosti in Svizzera.
«Bala i ratt»: è la campagna promossa da anonimi ticinesi e la società pubblicitaria che ha gestito «l'iniziativa di stampo neonazista», come la definisce il sindacato ticinese Unia, rincara la dose: «Il ratto è qualcosa di spregevole e richiama il concetto di derattizzazione». Ovvero, devono essere eliminati i frontalieri, i «criminali di importazione e la fiscalità opprimente».
«La campagna è così grottesca da non riuscire neppure ad essere credibile», è il primo commento di Giancarlo Pedroncelli, da 50 anni coordinatore dei frontalieri per le Acli. «Questi non hanno capito che se 45.000 frontalieri se ne andassero - prosegue - l'economia ticinese crollerebbe. Il loro apporto è fondamentale». In mezzo secolo, Pedroncelli non si ricorda tanta violenza e tanto cattivo gusto. «Perché proprio adesso? Perché il frontaliere - ipotizza - è visto come uno che fa concorrenza, riceve salari più bassi e pratica prezzi più bassi, ma dov'è la task force che dovrebbe controllare le anomalìe? In ogni caso, i lavoratori non c'entrano». Le segreterie nazionali Cgil, Cisl e Uil frontalieri parlano di «squallido attacco. I frontalieri - dicono - non sono ladri. La loro debolezza contrattuale è invece sfruttata da alcuni datori di lavoro che non li pagano per quanto valgono». Ma sarà il governo italiano ad avviare «tutte le iniziative per difendere l'immagine dei frontalieri e ad intervenire sul governo svizzero»: lo chiede il senatore comasco Pdl Alessio Butti che ha già depositato un'interrogazione.
Maria Castelli

p.berra

© riproduzione riservata