"Pochi soldi anche nel '79
Ma poi il Duomo rinacque"

La città è riuscita a raccogliere 13 miliardi di vecchie lire per ristrutturare il Duomo. Secondo due figure chiave dell'epoca, l'ex custode monsignor Pietro Pini e il geometra Giuliano Ballabio anche se la partenza sembra tiepida, Como non faticherà a trovare i 150mila euro che servono come base per ristrutturare le due absidi

COMO Fu difficile anche all'epoca, all'inizio c'era il gelo. Perché quando servono i soldi, foss'anche per la chiesa più importante della città, ci vuole del tempo. Pian piano, partendo dalle grondaie esterne, minimo sindacale, e poi una guglia per volta, si prese la rincorsa e si arrivò a un passo dalla fine. Quel pezzetto che manca oggi e per il quale sembra impossibile trovare i 150mila euro necessari. Se la città ce la fece allora, ce la farà anche stavolta. Lo dicono monsignor Pietro Pini, ex custode del Duomo e motore della ristrutturazione, e il geometra Giuliano Ballabio, tecnico che seguì gran parte dei lavori svoltisi dal 1979 al 1997, tredici miliardi di lire spesi. A confronto di quel che la città riuscì a fare in quegli anni, rivestendo la cattedrale a nuovo dalla facciata esterna a quella interna, ristrutturando anche i due organi, i lavori di oggi sono un piccolo tassello di un puzzle enorme. «Il duomo chiama la città risponde». Ride, monsignor Pini, oggi in parrocchia a Grosio, in provincia di Sondrio, quando sente il nuovo slogan. «Sa qual era il mio slogan? Il duomo chiama, la città risponde». Lo stesso dell'epoca. Monsignor Pini non vuole dire molto perchè«una pianta sradicata» secondo lui non ha voce in capitolo. Concede solo: «Furono anni bellissimi, ma ormai appartengono al passato. Pregherò perchéi comaschi abbiano il cuore di aiutare i lavori, perché qui serve il cuore». Non ha dubbi, don Pini, che si riuscirà a far tutto e per i ricordi degli anni in cui lo si fece rimanda al suo collaboratore il geometra Ballabio: «Il rifacimento delle due absidi laterali faceva parte del vecchio progetto - ricorda Ballabio -. Mancava solo quella parte. Ma il vescovo, monsignor Maggiolini, disse: "basta, fermiamoci. Adesso abbiamo problemi prioritari rispetto al duomo". Sono sicuro che ce l'avremmo fatta a trovare i soldi anche per quello». Ballabio si occupò della manutenzione della cattedrale fino al 2005. È l'unico tecnico rimasto dall'inizio dei lavori alla fine, mentre gli ingegneri si sono avvicendati. «All'inizio non avevamo finanziamenti neppure noi. E infatti abbiamo iniziato dalla gronda della parete settentrionale. Poi una guglia che stava cadendo. E poi i vari lotti. Abbiamo avuto molti soldi dall'allora Cassa di risparmio. La Regione ci aiutò molto. Poi mi ricordo che facemmo varie sponsorizzazioni. Per la facciata, per esempio, e poi via via per una statua, un rosone e altri elementi. L'accelerazione avvenne nel 1990 quando un fulmine colpì un gugliotto. Lì riuscimmo ad avere l'appoggio dell'opinione pubblica e perfino la protezione civile ci diede dei soldi. Poi monsignor Pini fu fondamentale per raccogliere il resto. E riuscimmo ad avere anche tre miliardi dalla sovrintendenza. Ci diede una grossa mano. Dove non arrivavamo noi, arrivavano loro. Ci furono 8-9 lotti e mancavano solo le absidi. Con monsignor Pini poi ci fu un forte impulso, con la cupola, il cupolino, riuscì ad avere dall'Enel la copertura dell'illuminazione elettrica. Io dico che ce la faranno anche adesso».
Anna Savini

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