La Cina chiama Como
Ma non è per tutti

Le voci al dibattito dei Giovani industriali mettono a fuoco un mercato prezioso, ma anche con rischi

COMO La Cina? Uno sbocco fondamentale in questi tempi difficili. Questo emerge dal dibattito dei Giovani industriali.

Pur non essendo ancora una destinazione privilegiata per i prodotti della sua azienda, Vasken Manoukian della Lechler spa di Como individua nel mercato cinese uno «sbocco importantissimo» in chiave internazionale

«In Cina - spiega - sono stato diverse volte. Si tratta di una realtà complessa, che va affrontata con una grande conoscenza della cultura e del modo locale di fare business».  Un'occasione d'approfondimento che prendeva spunto dalla alla comunicazione in Cina. «Il mercato cinese - continua - è molto competitivo, i produttori locali sono molto forti e l'ingresso non è facilitato come per quanti, invece, si avvicinano al nostro sistema economico. È senza dubbio un'opportunità, da percorrere nei giusti tempi e modi».

Gaia Spinelli, export area manager della Poliform di Inverigo, sottolinea quanto, nel settore dei mobili di design, i cinesi cerchino «la qualità, il marchio italiano, il made in Italy». «Siamo in Cina da quattro o cinque anni - afferma - e attualmente lavoriamo con tre distributori locali. Il target della nostra clientela è medio alto. Parlo di gente che mediamente ha studiato, che ha viaggiato per il mondo e per l'Europa e che, in questo modo, ha sviluppato il gusto per il bello, per la cultura, per la moda, che trova nei nostri prodotti un riferimento di primo piano. Sul posto ci avvaliamo di professionisti cinesi, che fanno del gusto italiano una bandiera».

Alessandro Rampoldi, presidente dei Giovani industriali, ricorda come la Cina sia già oggi «una realtà consolidata per tante imprese comasche», un'avventura «cominciata ormai almeno 15 anni fa» che, per questo, consente di essere analizzata con sufficiente maturità.
«Cina significa maggiori opportunità - afferma - ma, al contempo, anche maggior competizione. In alcuni settori si tratta di un mercato di sbocco obbligato. In altri, invece, è necessario pensarci su di più, perché andare in Cina non è esattamente come dirlo».

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