Gli ostacoli e le certezze

Como riparte da ciò che ha

Sulla strada della ripresa nessuno si aspettava di vedere scomparire gli ostacoli. Di avvistare all’improvviso paesaggi piacevoli senza la minima nebbia.

La fotografia del terzo trimestre di quest’anno da parte della Camera di commercio conferma che non esiste una via in discesa, che bisogna arrampicarsi, e parecchio, e il fiato corto è da mettere in conto. Ma i numeri e soprattutto i pareri raccolti tra le associazioni di categoria per fortuna raccontano anche altro. Che se l’incertezza sembra essere l’attrice protagonista e indiscussa, qualche punto fisso esiste.

Ciò che si ha, di più ancora: ciò che si sa fare. Ciò che viene apprezzato, in particolare all’estero, e che riesce - se non a mettere in fuga la foschia - almeno a non far perdere il riferimento all’economia di Como.

Significativo che le considerazioni anche di persone, comparti, differenti, in fondo conducano in questa direzione. E non è vano orgoglio, ma conforto del mercato, dentro e fuori, come dimostrano ad esempio le fiere.

Dentro, si pensi alla non lontana mostra dell’artigianato a Lariofiere, a quanto ha rivelato le capacità dei piccoli imprenditori, ma abbia anche confermato il favore dei clienti, desiderosi di venire qui ad ammirare ciò che viene prodotto “in casa” prima di prendere decisioni sugli acquisti. E spesso di esserne definitivamente influenzati.

Ma ampliando le dimensioni delle aziende, trasferiamoci sul fronte dell’industria che produce macchine tessili: Itma ha portato un mondo sempre più affascinato a riconoscere la bontà dei prodotti lariani. E a differenza di quanto può accadere a volte nelle fiere, non è stato solo un declamare: bravi bis. Ha significato anche - come testimonia il presidente della Camera di commercio Ambrogio Taborelli - ordini immediati. Tangibili, e concrete, richieste del mercato.

Per questo si resiste, per questo non ci si strappa le vesti nonostante il quadro meno positivo del previsto. Anche di fronte a un quadro occupazione sempre delicato (e ieri è arrivata una nuova ferita, con 43 licenziamenti), Como sa riflettere sui modi per andare oltre, per costruire, per farsi apprezzare di più.

Non per consolarsi o crogiolarsi, perché non si può: ciò che deve imparare a fare con maggiore forza, è anche cambiare, sfruttare i margini di miglioramento in ogni spazio possibile. Lo chiedono gli imprenditori, lo chiedono i sindacati.

Ed è simbolico anche in quel turismo, che sì, è controcorrente e ha portato una luce positiva sui propri conti e quelli degli altri comparti. E che ora sprona: dobbiamo crescere ancora, con tante ricette, ma una più forte delle altre. Vale a dire, sforzarsi di farlo tutti insieme.


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