Gratti il Renzi  e trovi un Macron

Gratti il Renzi

e trovi un Macron

E se grattando il Renzi spuntasse il Marcon? “Cherchez la France” dietro la mossa ultrarapida del Gian Burrasca fiorentino. A chi ha letto l’intervista in cui annunciava l’addio al Pd forse è sfuggito un passaggio fondamentale: “L’ho fatto per combattere meglio Salvini” ha detto l’ex premier. In una stanza dell’Eliseo parigino potrebbero essere fischiate delle orecchie. Perché l’iniziativa politica che portò Emanuel Macron alla presidenza della Repubblica francese derivava dalla volontà di sbarrare la strada alla sovranista Marine Le Pen, mai così vicina al colpaccio. La storia si ripete in salsa italiana? L’obiettivo di Renzi non è il Quirinale, anche perché l’Italia non è una Repubblica presidenziale. Ma il senatore di Rignano guarda, con ogni probabilità, a un ritorno in stile Conte, ma di Montecristo ricco e vendicativo, in quel palazzo Chigi da cui fu sfrattato dopo la sconfitta al referendum sulle riforme costituzionali che, guarda un po’, si portavano appresso un sistema elettorale piuttosto simile a quello francese a doppio turno. È stato proprio quest’ultimo a favorire l’ascesa di Macron che, al secondo round è riuscito a coalizzare tutti contro Le Pen. Se Renzi ce la farà ad attrarre nella sua ancora gracile “Italia Viva” qualche esponente e soprattutto gli elettori dell’altro movimento che si richiama alla Patria, quello guidato da Silvio Berlusconi , avrà raggiunto più o meno lo stesso obiettivo, a patto che le prossime elezioni politiche non gli piombino addosso da qui a poco tempo con il sistema elettorale vigente. Ma le regole del voto cambieranno. E non è una faccenda di poco conto per i futuri equilibri politici. Allora può essere che Renzi non mentisse nell’intervista dell’addio al Pd quando negava di essersi convertito al sistema proporzionale che gli consentirebbe di rivestire i panni craxiani di un taglieggiante, a scapito degli altri partiti più forti, Ghino di Tacco. L’operazione Macron de noantri, se c’è, ha tempi lunghi e scommette sulla durata del governo e anche sull’efficacia della sua azione così da smussare gli angoli dell’elettorato moderato e strapparlo dalle grinfie di Salvini. Se così fosse Giuseppe Conte potrebbe stare davvero sereno e in fondo anche il Pd che pure continuerà a essere condizionato dal suo ex segretario.

D’altra parte se si va a dare un’occhiata al percorso di Macron è difficile sfuggire alla suggestione del paragone. Anche lui è stato un esponente di spicco del Partito socialista francese, la forza politica più affine ai Dem del panorama italico. Poi, proprio per fermare la vorticosa ascesa del movimento sovranista e anti europeista di Marine Le Pen ne era uscito per creare En Marche un partito di ispirazione liberal con cui è riuscito a farsi eleggere presidente della Repubblica. Del resto, trovare altri motivi razionali che spieghino la repentina decisione di Renzi appare davvero arduo. E non regge quella diffusa dalla vulgata per cui tutto sarebbe da attribuire al carattere del toscano. Sicuramente un tipo non facile, ma non così sprovveduto da distruggere quanto costruito per bloccare la corsa di Salvini verso i “pieni poteri”. Chiaro anche Renzi ama il potere, più pieno è meglio è. E cerca una strada per aumentarlo o meglio riconquistarlo. Come fanno, al di là delle bugie da comizio o talk show, tutti i politici nessuno escluso. Casomai il problema del carattere di Renzi rischia di penalizzarlo nel rapporto con l’elettorato. Su questo dovrà mettersi a lavorare, magari con dei consulenti d’immagine appropriati come fece, ai tempi, D’Alema per aggiornare il look e smussare quella sicumera e quella ruvidezza da prenderlo a schiaffi ogni volta. Ma si sa, negli ultimi anni, gli elettori italiani, almeno quelli che hanno ancora voglia di esserlo sono più volubili del cuore di un marinaio.


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