Il film di Como?  La bella e la bestia

Il film di Como?

La bella e la bestia

Nei cimiteri, e non solo, crescono erbacce e trionfi di vegetazione spontanea. Gli orologi pubblici nelle strade sono ancora tutti i fermi. Messa così Como sembra davvero una città fantasma. Una di quelle scheletriche, degli Stati Uniti dove un tempo c’era la frontiera, l’ex West con le catapecchie in legno, gli stuntmen che simulano cadute dopo duelli all’ultimo sangue con pistola e le sagome in cui infilare la testa per farsi immortalare nei panni di un cow boy e di una sciantosa del saloon.

Invece Como è tutt’altro che morta. Anzi, forse non è mai stata così vitale. È un’estate che sembra destinata a battere tutti i record come presenze turistiche, con code fisse all’imbarco dei battelli e alla stazione della funicolare, un centro storico che pare una Babele tante sono le lingue che si ascoltano e una passeggiata “Amici di Como” talmente affollata da nascondere, per fortuna, le magagne venute fuori quando la gestione è passata al Comune. Una Como che ha visto in questi mesi un succedersi di eventi che l’hanno tenuta di continuo sotto i riflettori: la moda con Dolce&Gabbana, i set dei film di Boldi-De Sica e Aniston-Sandler, i vip da Ronaldo in giù passati dalle nostre parti. E l’anno prossimo anche il ritorno di una tappa del Giro d’Italia.

Due Como così diverse che convivono potrebbero ispirare un altro set per il remake del film “La Bella e la Bestia”, con la città, questa volta nel duplice ruolo di protagonista.

La domanda da porsi, e dovrebbero farlo, ammesso che non sia già accaduto senza renderlo noto gli amministratori pubblici, è “fino a quando durerà” la Bella e se non finirà per lasciare la scena alla sola Bestia. Perché chi ha qualche lustro sulle spalle conserva il ricordo di agosti spettrali: la Città Murata deserta e punteggiata di saracinesche abbassate e cartelli con la scritta “chiuso per ferie”. Epoche in cui il lago si notava solo quando usciva a sgranchirsi le gambe in piazza Cavour. Poi si è reso conto che quelle passeggiate hanno portato al mostruoso pasticcio delle paratie e ha pensato bene di starsene tranquillo a casa sua, anche se purtroppo era tardi.

Se chi arriva dalle nostre parti è di bocca buona e occhio non troppo fino e si accontenta della grande bellezza di un panorama unico al mondo, forse ritornerà ancora. Ma di fronte all’incuria di tanti pezzi della città e del lungolago, delle erbacce che crescono, del fatto che l’unico spettacolo in scena sia quello, indecoroso, di coloro che si immergono nelle acque tuttora tossiche del Tempio Voltiano anche perché l’unica piscina pubblica in zona, quella del lido di Villa Olmo, è rimasta chiusa tutta l’estate, qualcuno potrebbe anche pensare di prenotare altrove la sua prossima vacanza.

Non bisogna dimenticare che buona parte di questa manna piovuta dal bel cielo di Como è merito del fatto che una delle star più lucenti di Hollywood ha pensato di prendere casa da queste parti e ha trascinato altri personaggio del jet set dello spettacolo e della vita a cui è seguito inevitabilmente il gruppone. Ma il fascinoso George non è eterno e poi, magari un giorno, potrebbe venirgli in uggia il lago.

Insomma anche se lungo, ogni attimo può essere fuggente. Oltre a coglierlo sarebbe opportuno conservarlo. E per inscatolare anche i turisti bisognerebbe organizzare una città tirata a lustro. Come il salotto buono delle zie di un tempo con i pavimenti sempre lucidi di cera. E se per caso ci dovevi entrare c’era l’obbligo ineludibile delle famigerate “pattine”. Adesso Como è l’esatto contrario e non solo, va detto per dovere di onestà, con questa amministrazione in carica. L’incuria è un testimone che si passano coloro che si avvicendano sulle non comodissime poltrone di palazzo Cernezzi. Di nuovo c’è l’assenza di eventi che non siano “esogeni” come le peraltro blindatissime giornate di Dolce&Gabbana o i set. Basta un’improvvisata simil discoteca, iniziativa peraltro di un privato, vicino ai giardini a lago per saziare la fame di divertimento di una turba impressionante di gitanti? O è sufficiente una ruota panoramica messa lì in fretta e furia qualche giorno?

Ci sarebbe da organizzarsi e programmare. E uno dei compiti che la politica sembra aver dimenticato, abbacinata dai facili slogan da gettare in pasto ai social. Che però hanno una controindicazione mica di ridere: non risolvono i problemi e spesso non consentono di individuare le vere priorità. Quella del futuro di Como, da cui dipendono generazioni di cittadini, lo è senza se e senza ma. E tutti coloro che agiscono su delega del popolo, in maggioranza come all’opposizione, hanno l’obbligo di farsene carico. Finora, però, non sono arrivati segnali se non di fumo.

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