La destra cerca il quid

per il dopo Lucini

È una questione di orecchie. Quelle tirate da gli artigiani comaschi al sindaco Lucini e alla sua Giunta e le altre, del centrodestra, a cui l’affondo al sindaco e il secondo ancora più virulento per Renzi, portati dal presidente di Confartigianato Como, Marco Galimberti, è stata una musica. Un inno alla gioia.

Dentro il fronte moderato lariano, così come in quello nazionale, sono in corso prove tecniche di unità elettorale, dopo che l’ultima tornata per le regionali ha dimostrato che dove Forza Italia, Lega e Fdi (in attesa di capire cosa farà da grande l’Ncd ammesso che grande riesca a diventarci) colpiscono uniti anche dopo aver marciato divisi, c’è la possibilità di scalzare il centrosinistra dal trono degli enti periferici. Da qui al voto di Como, Erba e Cantù mancano due anni. Un buon test per il centrodestra locale può però essere quello nel 2016, per l’elezione del sindaco di Olgiate, comune su cui ora sventola il vessillo del centrosinistra di Maria Rita Livio. Al di là del laboratorio Olgiate, resta aperto il caso Como. Lucini è in difficoltà a causa soprattutto di quel suo tallone d’Achille che è il lungolago. Va detto che, su questo fronte, il sindaco è stato coerente con quanto annunciato in campagna elettorale. Se avesse mandato avanti il cantiere senza cambiare il progetto, i lavori sarebbero terminati in coincidenza della fine del suo mandato amministrativo. O anche prima. Così invece e con il carico di briscola dell’indagine dell’autorità Anticorruzione, si rischia di far ricco chi scommette su un prolungato stop dei lavori.

Purtroppo, in politica come nel calcio, contano i risultati a prescindere dall’andamento delle partite. Si spiega perciò il malcontento delle categorie e di quegli elettori che hanno puntato su Lucini dopo il disastro perpetrato dai suoi predecessori.

A complicare la vita all’attuale estabilshment comunale si aggiungono l'irresistibile vocazione del centrosinistra a dividersi, l’autoreferenzialità che da sempre alberga da quelle parti e il ruolo del partito di maggioranza relativa, il Pd dalle varie anime con quella renziana che fa a spallate.

Insomma tutto fa pensare che il centrodestra possa, in maniera del tutto sorprendente solo rispetto a qualche mese fa, rientrare in gioco alla grande nella partita per il voto del 2017 che è già cominciata.

Con un elettorato cittadino liquido e con le categorie costrette ancora una volta a sperare nel cambiamento (pur non avendo più narici da turarsi a disposizione), tutto può succedere. Ora si tratta di trovare il candidato giusto, evitando di ripetere l’errore dell’ultima volta con le primarie per il sindaco trasformate in una resa di conti interna. Nomi, di uomini e di donne, ce ne sono. La domanda ancora inevasa è: chi tra questi possiede il famoso quid tanto cercato nel centrodestra? Nei prossimi mesi, l’ardua sentenza. E chi ha orecchie per intendere, intenda.

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Francesco Angelini Capo redattore centrale

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